La battaglia dei Monti Colombara e Zingarella 30 giugno 1916
Quel giorno si passò a
riordinare le truppe, e verso sera cominciammo l’ascesa dei due
monti. L’oscurità era profonda, ma a renderla più cupa si
aggiungeva la densità di quei boschi di grossi abeti, che anche di
giorni costituivano un ostacolo per potersi orizzontare.
La cima di questi monti, e che
noi dovevamo raggiungere, era temuta dagli austriaci, i quali avevano
costruita la loro prima linea di difesa, a metà del pendio, ed
avevano inoltre tanti posti isolati, fra quelle rocce, presidiati da
nuclei più o meno forti di soldati, di modo che a loro riusciva
facile l’offesa e la difesa.
Malgrado l’oscurità, gli
austriaci, si accorsero della nostra manovra ed iniziarono un
infernale fuoco di fucileria e mitragliatrici, che data la posizione
soprastante in cui si trovavano, infliggevano gravi perdite alle
nostre truppe. Nonostante ciò riuscimmo ad impossessarci della loro
principale trincea, ove rimanemmo tutta la notte, e spuntava appena
l’alba del giorno 28 che mossici di nuovo per occupare quei posti
isolati, fummo presi dalla furia del fuoco nemico, che dalle cime dei
monti, cercava ostacolare la nostra impresa. Le perdite da parte
nostra erano gravi, ma l’ardore della lotta non diminuiva in noi, e
così potemmo riuscire ad occupare, in pieno giorno, parecchi di quei
posti isolati. Naturalmente anche noi facevamo delle vittime fra gli
austriaci, e non mancavano i prigionieri.
La sera di quel giorno
venne in rincalzo il 225° e 226° Fanteria, che occupò la linea
conquistata dal 134° Fanteria, mentre le file assottigliate di
questo reggimento furono fatte retrocedere per circa duecento metri
onde darle un po’ di riposo.
Quella brigata di Fanteria (225°
e 226°) era stata formata da soldati giovanissimi, quasi tutti della
classe 1896, i quali, per la prima volta in combattimento, erano
smaniosi di raggiungere la cima dei monti, ed il mattino del 29,
mossero all’assalto, e (????) gli austriaci dalle soprastanti
posizioni, ne facevano strage, riuscirono ad impossessarsi di qui
posti isolati per una buona profondità.
Le perdite subite in tale
operazione, erano abbastanza forti, ma il rimanente di quei due
valorosi reggimenti, riorganizzatosi alla meglio, costituirono una
linea di difesa sul posto raggiunto, mantenendolo sino alla sera del
giorno 30.
Giovanni
Varricchio,134°
reggimento fanteria

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