Bosco Cappuccio, Sagrado (GO) 29 giugno 1916
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luglio - La
mattina del 29 giugno, non era ancora l'alba, quando gli austriaci,
dalla cima quattro del S. Michele, hanno effettuato un lancio di gas
asfissianti a base di cloro e fosgene. La nube, favorita da un vento
leggero di levante, si è abbattuta sulle nostre trincere di bosco
Lancia e di bosco Cappuccio, tenute da due brigate, ed ha causato una
vera ecatombe, distruggendole quasi al completo.
I
difensori, colti all'improvviso ed impreparati, non hanno fatto uso
neppure delle rudimentali maschere di garza in dotazione e ne sono
rimasti colpiti. La maggior parte è deceduta sul luogo e quelli
momentaneamente scampati, sono stati trasportati agli ospedali, che
ne rigurgitano, compresi quelli di Palmanova.
È
straziante, udire i rantoli e gli urli di migliaia di infelici che,
con i polmoni rosi dagli aggressivi chimici, si dibattano in una
agonia atroce, destinati inesorabilmente a morire, senza scampo.
Ovunque si odono lamenti, che strappano il cuore, ed i medici, che
pure si prodigano incessantemente, sono impotenti a lenire almeno gli
spasmi.
Circa
seimila uomini sono finiti in pochi minuti ed il disastro poteva
essere infinitamente maggiore, se una circostanza fortuita, non lo
avesse limitato. Infatti, dopo lanciata la nube tossica, gli
austriaci sono avanzati sulle nostre linee oramai indifese e dicono
che finissero i pochi superstiti agonizzanti a colpi di mazze
ferrate, ma ad un tratto, essendo cambiata la direzione del vento, i
gas sono tornati verso il punto di partenza, causando danni ingenti,
anche nelle linee nemiche.
Questo
evento imprevisto, ha fatto sì, che l'azione non abbia avuto
risultati tattici assai più gravi. Per un certo tempo, tanto le
nostre trincee, quanto quelle austriache, sono rimaste sguarnite e
solo più tardi, sono state rioccupate da reparti freschi, dopo una
radicale bonifica e disintossicazione dei luoghi.
Mi
sono recato fino a Sdraussina e nei terreni lungo l'Isonzo, ho veduto
migliaia di cadaveri allineati, in attesa di riconoscimento e di
seppellimento. Molti erano stati già inumati in grandi fosse comuni,
sulle quali sono state poste numerose tavole, con decine e decine di
nomi.
È
la prima volta che sul fronte italiano viene usato dal nemico questo
inumano mezzo di offesa, contro il quale non abbiamo ancora efficaci
apparecchi di protezione. Si riteneva che il terreno sul quale
combattiamo, prevalentemente montuoso, non fosse idoneo alla guerra
chimica ed in tale erronea persuasione, il nostro esercito non è
dotato dei moderni ed efficienti respiratori, in distribuzione agli
eserciti alleati, che operano sul fronte delle Fiandre, dove invece i
gas, anche più micidiali come l'iprite, hanno avuto la loro
applicazione.
Infine
è da notare che i nostri soldati, ritenendole inutili, avevano per
la maggior parte gettate via le primitive maschere museruole di garza
e filo di ferro, che imbevute di un liquido immunizzante, sarebbero
servite a limitare le perdite, dato che i gas impiegati, non erano
dei più micidiali.
Da
tre giorni il nostro triste compito è quello di trasportare ai
cimiteri improvvisati, centinaia di morti e chi sa quanto durerà
ancora la macabra incombenza.
Giuseppe
Mimmi, 90°
reggimento fanteria, brigata Salerno.

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