Altopiano della Bainsizza agosto 1917
Improvvisamente una grandinata di
bombe ci investe. Ci buttiamo di colpo ventre a terra. Un sergente,
steso morto accanto ai miei piedi, viene nuovamente colpito dalla
ventata di fuoco e di ferro; questo povero corpo morto diventa una
poltiglia e quel poco di sangue che ancora trovasi nella sua carne ci
schizza sugli abiti, sul viso. Impugno disperatamente la
mitragliatrice e con terrore noto che non risponde al comando. Il
castello dell'arma colpito da una grossa scheggia e l'arma si è
inceppata. Disperati raccattiamo bombe e le lanciamo con forza contro
gli arditi assalitori i quali con altrettanta lena ce le
contraccambiano. Tante ce ne vengono recate, altrettante le
scagliamo. Quanto tempo dura questo gioco disperato? Ma le sorprese
non sono ancora finite. Frattanto, carponi, sei austriaci riescono
avvicinarsi inosservati a pochi passi da noi con lo scopo di
impadronirsi della mitragliatrice. Solo in quattro siamo rimasti a
difendere quest'ordigno ferito dal fuoco nemico, ma benché l'arma
sia inservibile non l'avranno! Scattiamo in piedi, urliamo, spariamo
all'impazzata riuscendo a questo modo a stordire i nemici che buttano
le armi, alzano le braccia e si arrendono. Oh! ecco i nostri primi
prigionieri i quali vengono presi in consegna da un soldato che li
accompagna al Comando di reggimento. Ma il combattimento non cessa
ancora: si spara, si spara, si spara!
Agostino
Tambuscio, 275°
reggimento fanteria, brigata Belluno

Commenti
Posta un commento