Storia di Farra: Maggio 1916
Durante il primo conflitto
mondiale nell'ampia piana nei dintorni di Villanova e sul vicino
Monte Fortin erano dislocate le varie batterie da campagna e gli
obici del Regio Esercito.
Il tenente Giovanni Ravagli,
appartenente al 1° reggimento artiglieria, in una sua celebre
monografia, descrive le gesta e peripezie della sua unità,
posizionata fra le pendici del rilievo e l'abitato della frazione,
dove trovava precario alloggio nei pochi edifici parzialmente
agibili.
Durante la giornata del 15 maggio
1916, mentre le bocche da fuoco italiane erano impegnate a coadiuvare
un attacco della fanteria alla quota 124 nella zona di Boschini, a
Villanova "una granata da 149 imboccò la cannoniera del 2°
pezzo, spezzò lo scudo come fosse di cristallo e si incastrò sul
mollone equilibratore senza scoppiare", mentre la piazzola del
3° era "crollata per un colpo nemico".
I serventi delle due posizioni
ripiegarono sul 1° pezzo, rimasto "solo a far fuoco", dove
il sergente Marchi rifiutò l'aiuto: «Bastiamo noi ! Via ! Datemi
solo un caricatore ! »
Il soldato Freddi, lasciando tale
incarico, "ne veniva via esausto", rimpiazzato celermente
dal caporale Cera, "ricciuto ragazzone romano".
L'aria dell'unica piazzola
rimasta "era irrespirabile: vampe in arrivo e in partenza si
alternavano", il puntatore Cristofanelli, trafelato in viso,
continuava nel suo incarico e il nuovo arrivato s'impegnava subito
nella carica del cannone, "grondante di sudore coi capelli
incollati sulla fronte".
A pochi passi "Ricci, il
ragazzo venuto volontario dall'America, preparava tranquillo e
metodico le cariche, quando una esplosione che sembrò lo schianto di
cento granate, scoperchiò come vulcano la piazzola: l'obice era
scoppiato !"
Il servente Zandrigo urlava come
impazzito, mentre il povero "Ricci ardeva come una fiaccola
inzuppato dalla glicerina del freno e correva, nella notte
incipiente, pei campi, inseguito dai compagni". Cristofanelli
uscito dalla piazzola "sanguinante con gli occhi sconvolti",
gridava a squarciagola: «Cera ! Marchi ! sono laggiù !», indicando
la posizione sventrata dallo scoppio.
Il tenente Ravagli, accorso sul
posto con altri artiglieri, prosegue la narrazione con toni forti:
"Giù tra le vampate della balistite, vedemmo due gambe, le
afferrammo, come erano leggere ! Sul bacino si drizzava scarnificata
la spina dorsale alla quale s'attorcigliavano gl'intestini.
Riconoscemmo dalle mollettiere il caricatore Cera".
Il capopezzo sergente Marchi si
trovava invece "sotto l'occhione dell'obice mutilato" con
una gamba spezzata, "nero in viso e bruciato: non aveva più
movimento , non soffriva più, soltanto gli occhi erano vivi in quel
corpo".
Nonostante le ferite il graduato
toscano esclamò «Viva l'Italia !», raccomandando al superiore con
la sua voce bassa "l'unica cosa calma in quell'ora": «Mi
tenga il posto al 1° pezzo. Io torno presto dall'ospedale».
Intanto Ricci, raggiunto dai
compagni, "veniva portato nudo sopra una coperta tenuta per le
quattro cocche, il corpo era tutto una piaga rossa, si torceva come
un serpe dal dolore".
Nonostante le ferite il
volontario, originario di Arezzo, riusciva a gridare: «Signor
tenente come soffro ! Non la posso salutare, le scriverò».
Tra gli altri feriti
Cristofanelli, "quasi sordo, l'orecchio gli sanguinava, era
ferito leggermente, ma non voleva lasciare la batteria".
Alla fine della giornata "la
quattordicesima era finita: gli uomini ridotti da 24 a 8 in pochi
giorni, gli obici distrutti ! "
Poco prima dell'alba, i
superstiti partivano alla volta di Mariano e sul sedile del carro
bagaglio, mentre i serventi "guardavano silenziosi le piazzole
che abbandonavano" momentaneamente, il tenente Ravagli intonava,
su invito del soldato Barengo, "la canzone della batteria",
accompagnandosi con il famoso violino rabberciato, proveniente dalle
rovine di Farra.
Pochi giorni dopo ritorneranno
"subito in linea" a Villanova con nuovi cannoni.
Il caporale caricatore Cera,
dilaniato dall'esplosione, verrà decorato con la Medaglia di Bronzo
al Valor Militare, successivamente commutata in Medaglia d'Argento. A
Montecompatri suo luogo natio verrà ricordato all'interno della
lapide, posta sulla sinistra del monumento dedicato "Ai Caduti
per la Patria", situato nella Piazza Mastro Marcofini.
Il sergente Marchi, capopezzo
gravemente ferito, morirà lo stesso giorno nella 29ª sezione di
sanità, venendo sepolto originariamente a Medea e successivamente
traslato nel 12° Gradone del Sacrario di Redipuglia. Riceverà la
decorazione della Medaglia d'Argento al Valor Militare.
Il volontario Ricci, ustionato
dalla combustione della glicerina, lascerà questa vita terrena il
giorno seguente nell'ospedale da campo n. 031, stanziato a Mariano
presso le scuole in villa Boselli. Sepolto originariamente nel locale
cimitero, verrà successivamente traslato nel 17° Gradone del
Sacrario di Redipuglia.
Il sergente Ranzetti gravemente
ferito morirà nel febbraio seguente nella sua casa a Pontevico,
scrivendo ai compagni d'arme "dal suo letto di morte, conscio
della prossima fine".
Stessa sorte toccherà al soldato
napoletano De Rosa deceduto a Pavia l'undici maggio 1917, nonostante
le speranze espresse in forma cartacea ai commilitoni: «Se sarò
ancora abile alla guerra, voglio tornare alla mia vecchia
quattordicesima in gamba per la guerra».
Nel mese di maggio del 1916
risulta caduto in zona pure il soldato Masetto Riccardo, appartenente
al 2° reggimento del genio. Sepolto originariamente nella tomba n°
218 a Villanova verrà traslato nel 12° Gradone del Sacrario
di Redipuglia.
Università
Popolare di Mestre - Sintesi della Prima guerra mondiale:
le vicende del periodo compreso tra il 1914 e il 1918 e le
conseguenze del conflitto
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