Pirio Stringa, il Difensore delle Melette - 1916
Nella fredda primavera del 1916, mentre le nevi dell’Altopiano di
Asiago cominciavano a sciogliersi sotto il fuoco dell’artiglieria,
un ufficiale dagli occhi duri e dal passo deciso prese il comando di
uno dei settori più esposti dell’intero fronte italiano.
Si chiamava Oreste Pirio Stringa. Nato nel 1867 tra le montagne
dell’Appennino modenese, aveva già cinquant’anni e una vita
segnata dal servizio. Ufficiale degli Alpini, aveva combattuto nelle
sabbie roventi della Libia, guadagnandosi sul campo medaglie al
valore per il coraggio dimostrato sotto il sole africano. Ma nulla
avrebbe preparato lui, né i suoi uomini, a ciò che li attendeva
sulle creste delle Melette.
Nella prima settimana di giugno del 1916, durante il culmine della
Strafexpedition, Stringa assunse il comando del Gruppo Alpini Foza.
Era un’unità composita, formata da uomini duri e temprati: i
battaglioni Val Maira, Monviso, Morbegno e Monte Argentera. Insieme a
loro, poco più indietro, combattevano i fanti sardi della
leggendaria Brigata Sassari.
Le alture di Monte Fior, Castelgomberto, Monte Spil e le Melette di
Foza erano diventate l’ultimo baluardo prima della pianura veneta.
Gli austro-ungarici, convinti di poter sfondare, lanciavano ondata
dopo ondata i loro reparti migliori: cacciatori tirolesi, reparti
bosniaci e stiriani, uomini abituati alla montagna e alla guerra
feroce.
Per quattro giorni terribili, dal 5 all’8 giugno, il Gruppo Foza di
Stringa resistette in condizioni disumane. Le granate squarciavano la
roccia, le mitragliatrici crepitavano senza sosta, e gli attacchi
arrivavano spesso fino al corpo a corpo, tra baionette, bombe a mano
e urla disperate. Gli alpini combattevano tra trincee improvvisate,
resti di boschi distrutti e neve sporca di fango e sangue.
Stringa era ovunque. Coordinava la difesa, incoraggiava i suoi
uomini, spostava rinforzi dove la linea stava per cedere. La sua
presenza calma e decisa divenne leggenda tra gli alpini. Nonostante
le perdite spaventose, il Gruppo Foza non si spezzò. Monte Fior e
Castelgomberto caddero temporaneamente, ma il nemico non riuscì mai
a sfondare verso sud.
Per quel valore straordinario, il Tenente Colonnello Pirio Stringa
ricevette un’ulteriore Medaglia d’Argento al Valor Militare. La
targa che oggi si trova sulla Selletta Stringa, tra Monte Fior e
Castelgomberto, porta incise queste parole:
«Ten. Col. Pirio Stringa
Comandante il Gruppo Alpini Foza
durante la 1ª Battaglia delle Melette
2-8 giugno 1916»
Dopo quella prova di fuoco, Stringa continuò a combattere sulle
montagne per tutta la guerra, comandando reparti alpini anche nella
tragica Battaglia dell’Ortigara del 1917. Non fu mai un generale
celebre sui giornali, ma divenne uno di quegli ufficiali che gli
alpini ricordano con rispetto profondo: un uomo che non chiedeva ai
suoi soldati ciò che non era disposto a fare lui stesso.
Ancora oggi, quando il vento soffia sulle Melette e tra le rocce
affiorano i resti di trincee e reticolati, il nome di Pirio Stringa
continua a vivere, legato indissolubilmente a quella terra martoriata
e al sacrificio silenzioso di migliaia di alpini.
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