Ortigara, 19 giugno 2017 - ORTIGARA 19 Giugno 1917

Ortigara,19 giugno 2017
Oggi il cielo è particolarmente azzurro. 
Siamo di nuovo qua, io e mio padre, sull'Ortigara. Tutte le volte che ritorniamo su queste pietraie, su questi sentieri, ritroviamo una parte di noi stessi e una dimensione che sembravano dimenticate. 
È una montagna "magica", l'Ortigara!
Stiamo camminando leggermente fuori dal sentiero, sui "gradoni" rocciosi sottostanti alla quota 2105. Procediamo con calma, in silenzio, con un unico pensiero nel cuore: il ricordo della battaglia del Giugno 1917, quel tragico scontro che costò innumerevoli sacrifici, per entrambi gli schieramenti. All'improvviso mio padre mi sussurra: " fermati un attimo..." 
"Cosa succede?"gli domando...
"Guarda sotto a quel sasso, si intravedono delle ossa!"
Dannazione! Sono proprio ossa umane! Il temporale di questa notte ha smosso il terreno e ha riportato alla luce i resti di un Caduto...un italiano!
Si intravedono dei caricatori del "91", tra i resti di quelle giberne!
Di lato affiora anche l'elmetto, contorto e sforacchiato.
Ci inginocchiamo, insieme, senza dire nulla. I nostri pensieri, la nostra commozione vanno a quella giornata di Giugno di 100 anni fa...come oggi!
Chi sarà questo soldato? Che qualità aveva questo uomo? Una vita spezzata senza nemmeno la pietà di una tomba, senza il pianto di una madre, di una moglie...chi eri?
Ortigara 19 giugno 1917
Sono le 6,45.
Noi del "7 Comuni" siamo pronti. Al momento dell'attacco seguiremo il "Verona", e insieme attaccheremo la q. 2105, l'ultima maledetta cima di questa terribile montagna, l'Ortigara! Siamo posizionati sotto le difese del nemico, attaccheremo da est verso ovest. Il terreno è tremendo, una serie di "gradoni" e di "cenge" che si attorcigliano sotto la cima. Il nostro bombardamento prosegue incessante. Mai come in questo frangente abbiamo apprezzato il nostro elmetto, volano schegge e sassi da tutte le parti. Un pensiero non può non andare agli austriaci, che si stanno "beccando" tutto questo fuoco da ore e ore.
Comunque, la guerra è guerra! Speriamo che i nostri cannoni facciano un buon lavoro, altrimenti sarà dura....molto dura! Ecco il segnale dell'attacco, sono le 7! Si sentono i suoni acuti dei fischietti degli ufficiali e i "Savoia!" urlati dai reparti. Dobbiamo procedere veloci, anche se parlare di "velocità" in queste condizioni suona beffardo! Elmetto, fucile, le giberne piene di caricatori, il tascapane, i viveri, la mantellina e il telo tenda arrotolati di traverso sul corpo, la borraccia di legno, la maschera antigas...tutte cose che pesano terribilmente! Ma sono altrettanto terribilmente necessarie! Perché qui, tra queste montagne, non c'è nulla!
Ci sono già I primi morti e i primi feriti, gli austriaci sono trincearati a 100 - 150 metri di distanza.
Devono aver subito delle perdite molto gravi, durante il nostro bombardamento di preparazione. Continuiamo ad avanzare. Arrivano colpi d'artiglieria da tutte le parti: dal Corno di Campoverde, da Monte Chiesa, da Cima 11, dalla Val Sugana, e anche da un rognoso cannoncino che ci prende d'infilata dal Campigoletti.
Le mitragliatrici sparano numerosissime, sembra quasi che ce ne sia una ogni venti metri! L'assalto continua inesorabile. Le colonne attaccanti procedono da sud, da est e da nord. Questa volta non finirà come nel luglio dell'anno scorso: riusciremo a conquistare l'Ortigara e a procedere oltre, per raggiungere il "Costone del Portule", l'obbiettivo finale della nostra offensiva. Da nord i fanti del 4° Reggimento e gli alpini del "Val Dora" procedono intrepidi verso quota 2105. Da sud il "Valtellina", il "Saccarello" e lo "Stelvio", fanno miracoli nel superare le difese nemiche.
Ci siamo! La resistenza nemica è debellata. Ci sono molti prigionieri, quasi tutti "Kaiserjager" del 4° Reggimento. Abbiamo avuto perdite dolorose, centinaia e centinaia di morti e migliaia di feriti, sparsi un po' dovunque sulla pietraia. Dovremmo sfruttare il disorientamento del nemico e procedere subito oltre l'Ortigara, verso il Passo di Val Caldiera e Cima 12, ma sembra che per adesso sia impossibile...troppe perdite e poca conoscenza del terreno verso le seconde e terze linee austriache. È stata dura. Siamo tutti raggianti per la vittoria, ma siamo anche esausti e sconvolti per la battaglia.
La mia compagnia, quello che ne rimane, ha ricevuto l'ordine di arretrare di qualche centinaio di metri sotto la quota 2105, verso il Vallone dell'Agnellizza, ripercorrendo la nostra via d'attacco. Il terreno è sconvolto. Caduti e feriti gravi sono seminati per tutto il costone. Proiettili, schegge, armi, elmetti, equipaggiamenti vari punteggiano la pietraia. Un Caduto in particolare mi colpisce. È semisepolto dallo scoppio di una granata, si intravedono le giberne e le braccia spuntano fuori dal terriccio rosso di sangue.
Quanto tempo ci vorrà per raccogliere tutti questi corpi, per ricomporli e seppellirli in maniera dignitosa? Forse sarà un'impresa impossibile.
Quando finirà la guerra e qualcuno verrà quassù per ricordare i nostri sacrifici, forse troverà tanti nostri fratelli.
E allora, scoprendosi il capo e inginocchiandosi, dirà una preghiera per questi Eroi sconosciuti.
Gabriele Molo Monte Ortigara e dintorni


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