Non restare imprigionati nelle illusioni e nei desideri

Il Buddismo incoraggia a non restare “imprigionati” nelle illusioni e nei desideri ma a vivere sulla base del nostro io più grande affinché le nostre azioni si accordino con la Legge eterna e immutabile, Nam-myoho-renge-kyo, che include anche tutti i fenomeni caratterizzati dall’impermanenza.
La tendenza a creare attaccamenti di vario genere è spesso causa d’infelicità, per tale ragione negli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto Shakyamuni insegnava a liberarsene.
Tuttavia l’attaccamento è un comportamento che si sviluppa sin dalla prima infanzia, fa parte del modo in cui gli esseri umani crescono e, come ogni cosa, nasconde aspetti positivi e negativi in base a come lo viviamo. Ad esempio se non fossimo “attaccati” alla vita o al desiderio di realizzare kosen-rufu non difenderemmo il rispetto per la vita e non porteremmo avanti le nostre sfide per la pace. Il maestro Ikeda citando Toda scrive a riguardo:
«Il Gohonzon ci permette di riconoscere i nostri attaccamenti esattamente per quel che sono. Tutti abbiamo desideri e attaccamenti che danno sapore e interesse alla vita. Per avere successo negli affari o per propagare il Buddismo, ad esempio, dobbiamo nutrire attaccamento per queste attività. Con la forza del nostro Daimoku e della nostra attività, li trasformiamo in attaccamenti che non ci fanno soffrire; invece di farci condizionare da essi, sfruttiamo il fuoco delle illusioni e dei desideri per avanzare verso la Buddità e diventare felici»
(I capitoli Hoben e Juryo, Esperia, p. 54) NR 883 

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