La prima guerra mondiale raccontata da un reduce
Io
appartengo a una generazione che ha sentito narrare gli orrori della
grande guerra dalla viva voce dei reduci. Mio nonno è stato uno di
questi. Però era rimasto così shoccato da quel conflitto che non ne
amava parlare. Solo alla fine della sua vita, nel 1963 in un letto
d’ospedale, ha rivissuto e mi ha raccontato dettagliatamente la sua
esperienza. Ho appreso cose terribili che mi hanno fatto accapponare
la pelle e che sono rimaste impresse indelebilmente nella mia mente.
Due
anni fa avvicinandosi il centenario di questo evento ho deciso di
mettere per scritto la sua personale guerra e ne è venuto fuori un
romanzo storico. (“Diario di guerra e amore pubblicato” come
ebook dalla casa editrice Il Pavone)
Nell’aprile1915,
col patto di Londra, lItalia si era impegnata a entrare in guerra nel
giro di un mese. Mantenendo segreta questa decisione iniziò i
preparativi tra i quali ci fu un inganno. Con lo scopo recondito di
arruolarli, il governo offrì il biglietto del treno gratis a tutti i
numerosi emigranti italiani sparsi per l’Europa. Mio nonno,
emigrato in Svizzera, ingenuamente ne approfittò per andare a
trovare i parenti nel Veneto. Appena arrivato fu arruolato e dovette
lasciare moglie e tre figlie piccole sulle spalle del padre vecchio e
povero.
Dopo
un anno di sanguinose battaglie, dove vide morire molti suoi
compagni, dovette far parte di un plotone di esecuzione. Furono
fucilati un gruppo di soldati estratti a sorte e appartenenti a un
battaglione che in un assalto, falcidiato dalle micidiali
mitragliatrici austriache, si era dato alla fuga. Era la famigerata
decimazione decisa personalmente da Cadorna.
Fu
il culmine dell’aberrazione. Già mio nonno sentiva rimorso per i
nemici uccisi, ma uccidere i nostri gli fu intollerabile. Dopo quel
fatto decise che non avrebbe più ammazzato nessuno. Si offrì allora
volontario per far parte di un plotone di arditi guastatori che aveva
il pericolosissimo compito di far saltare di notte i reticolati che
proteggevano le trincee nemiche e che straziavano le carni di tanti
commilitoni. Con quella mansione non dovette più partecipare agli
assalti.
Si
distinse in questo compito tanto che fu promosso sergente e gli fu
data la croce di ferro. Nell’agosto del ’17 fu catturato dagli
Austriaci ed internato nel campo di prigionia di Mauthausen,
diventato tristemente famoso per essere diventato, 22 anni dopo, un
campo di sterminio nazista.
Le
condizioni del campo di prigionia erano terribili. Fame, freddo,
malattie, maltrattamenti e inedia fecero morire 120.000 soldati
italiani, una tragedia nella tragedia, poco conosciuta e quasi
dimenticata. Dopo Caporetto, Cadorna impedì che venissero inviati
dai parenti pacchi con cibarie per punire i prigionieri che, secondo
lui, si erano comportati da vigliacchi arrendendosi agli austriaci
senza combattere fino all’ultimo sangue.
Nell’agosto
del ’18 l’Austria stremata ridusse le già scarse porzioni
alimentari ai prigionieri. Mio nonno allora per non morire di fame si
arrischiò a fuggire. Percorse tutta l’Austria a piedi chiedendo e
ottenendo ospitalità dai contadini austriaci. Questo fatto dimostra
che i popoli sono migliori dei propri governanti.
Giunse
in Italia quando la guerra stava per finire e finalmente finì anche
il suo calvario.
Università
Popolare di Mestre - Sintesi della Prima guerra mondiale:
le vicende del periodo compreso tra il 1914 e il 1918 e le
conseguenze del conflitto

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