La mia testa aspira all'equilibrio, la mia pancia alle emozioni

«Quando inizi sei in un punto, da cui possono passare infinite rette. E anche io, come tutti gli artisti giovani, potevo diventare tante cose. Poi vai avanti, aggiungi punti e la strada si delinea, la retta diventa una. Per testardaggine i miei puntini sono andati in una direzione precisa che può piacere o non piacere, ma non è fraintendibile. 
Che cosa mi ha fatto andare da una parte piuttosto che dall’altra? La vita. Che mi ha fatto riflettere, mi ha messo alla prova, mi ha fatto capire che cosa mi viene meglio fare.
Penso di essere portato a una certa intensità, a spingermi sul filo della commozione. È una caratteristica umana che nella vita reale ha alcune controindicazioni, ma in musica aiuta a raggiungere il confine, quello in cui si può perdere l’equilibrio emotivo. Io riesco a camminare su questo filo, e la tensione che si crea tra il cadere e il rimanere in piedi rende le cose che faccio molto vive e intense. 
La mia testa aspira all’equilibrio, la mia pancia alle emozioni. Il risultato è che vivo perennemente in curva, con una forza che mi spinge fuori strada, ma il volante in mano a cercare di rimanere in pista».
Niccolò Fabi

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