Il principio delle nove coscienze
Nel Buddismo, il principio delle “nove coscienze” ci insegna che possiamo trasformare qualsiasi tipo di karma. Le prime sei coscienze — legate ai sensi della vista, dell’udito, dell’olfatto, del gusto e del tatto, insieme alla mente — rappresentano la consapevolezza con cui percepiamo ed elaboriamo il mondo esterno. Tuttavia, questa consapevolezza può essere influenzata e talvolta distorta da ciò che avviene nelle profondità della nostra vita, cioè nei livelli più profondi della coscienza: il settimo, l’ottavo e il nono. Il settimo livello, detto anche “auto-coscienza”, è il luogo in cui ha origine la consapevolezza di sé, l’ego, e dove risiedono gli impulsi subconsci. L’ottavo livello è chiamato coscienza Alaya e corrisponde al “deposito del karma”: il luogo in cui gli effetti di pensieri, parole e azioni sia delle vite passate che di quella presente risiedono in forma latente, in attesa di manifestarsi. Infine, la nona coscienza, o coscienza Amala, rappresenta un livello di coscienza incontaminato dal karma. Attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, noi persone comuni possiamo attivare questo livello di coscienza, che può essere considerato la vita stessa dell’universo.
Poiché non è condizionata dal funzionamento del karma, la nona coscienza rappresenta il nostro vero sé: eterno, profondamente interconnesso con tutti i fenomeni e colmo di potenziale illimitato. Recitando Daimoku con forte fede e decidendo di impegnarci seriamente per kosen-rufu, possiamo far emergere direttamente l’energia di questa coscienza, che non è altro che la natura di Budda, purificando così tutti gli altri otto livelli. Inoltre, mentre si ritiene che le prime sette coscienze scompaiano con la morte, l’ottava e la nona persistono. Scrive Ikeda Sensei:
«C’è una mutua influenza tra la nostra energia karmica e le vite dei nostri cari (vivi o morti che siano) e persino quelle di tutta l’umanità. Addirittura la nostra influenza raggiunge gli animali e le piante. Un cambiamento positivo dell’energia karmica nella profondità della vita diventa perciò l’ingranaggio che produce un cambiamento nella vita degli altri» (I misteri di nascita e morte, Esperia, pag. 181)
NR 950

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