Massacrati sul Col Basson 24 agosto 1915
Sappiamo
intanto che il nostro Reggimento sarà tenuto in riserva e non si
muoverà se non per dare il cambio alle truppe che eventualmente
conquistassero la prima linea di trincee al nemico. Pericolo ce n'è
quindi anche per noi e non sappiamo come riusciremo ad evitare
il combattimento, L'azione sarà compiuta dal II5° Fanteria nel
settore Basson-Costa Alta; dal 161 a 162 Fanteria, contro Busa di
Verle; contro il Forte Spitz Verle agiranno gli alpini. Noi del II6,
di riserva.
Il
bombardamento intanto comincia all'alba del giorno I5 Agosto; per ora
sono i grossi calibri che iniziano il fuoco contro la linea dei
Forti. Il piano è magnifico: I0 giorni di bombardamento continuo e
quando usciranno le fanterie, sarà già incominciato da qualche
tempo il fuoco tambureggiante dei piccoli calibri.
[…]
Il
24 lasciamo l'accampamento; ci forniscono di scatolette di carne in
conserva, cartucce ecc., indi, a sera, quando è buio, perché il
nemico non ci scorga, ci dirigiamo verso Marcai di Sotto.
[…]
Il
fracasso intanto è assordante, il bombardamento è intenso e fra
poco diventerà addirittura tambureggiante. Il nemico non reagisce,
ed io colgo l'occasione per scrivere al chiaro di luna, in un
biglietto da visita l'indirizzo di mio fratello; se dovessi morire,
ci sia almeno una carta di riconoscimento! Sono le 23; la numerosa
artiglieria da montagna apre il fuoco sulla prima linea nemica. E'
l'inferno! Il nemico sfila ora qualche razzo, perché è oramai
sicuro che fra poco la nostra Fanteria avanzerà. Comincia anche a
reagire con l'artiglieria. Il primo shrapnel scoppia altissimo. Ma
nessuno osa canzonare “Cecchino” che ha tirato quel colpo
sbagliato. La Fanteria sa che i primi colpi sono sempre alti, perché
di prova. Dopo vengono quelli calcolati bene e allora bisogna proprio
pregare Dio per l'anima nostra! Fortuna volle che il nemico tirasse
ovunque fuoché nel mio tratto di linea. Penso a quelli che sono
bersagliati e che fra poco avanzeranno.
A
mezzanotte si ode ovunque della fucileria e anche il caratteristico –
ta – ta – ta – ta – delle mitragliatrici. I Forti austriaci,
creduti distrutti dal nostro fuoco, sparano violentemente. Il Luserna
spara a zero sulle truppe che operano sul Basson. Stiamo accovacciati
nelle trincee, dove spesso giungono scheggie infuocate di granata.
Anche le vedette sparano alla cieca; sentiamo le pallottole fischiare
poco sopra della testa con quel loro ronzìo delicato che non sembra
portatore di morte. Aspettiamo da un momento all'altro con
trepidazione l'ordine di avanzare, ma fortunatamente ciò non
avviene. Se dovessimo muoverci ora, quante perdite avremmo!
Intanto
giungono le prime notizie. Sono dolorose. Il 115 ha attaccato il
Basson con slancio impareggiabile, ma ha dovuto ritornare nelle
posizioni di partenza. Si racconta anche che alla testa della I°
ondata di assalto si sia messo il Colonnello Ravelli,
Comandante del Reggimento, che fosse vestito in alta uniforme con
sciabola sguainata e che la fanfara reggimentale, dietro ordine suo,
abbia suonato l'assalto a cinquecento metri di distanza dalla trincea
avversaria. Forse credeva, che dopo il bombardamento intenso durato
10 giorni e 10 notti, gli austriaci a guardia della trincea fossero
morti tutti, viceversa si seppe che i nostri soldati furono accolti
con grida ironiche di “Avanti italiani, Savoia, italiani!”.
Anche
le notizie che giungono dalla Brigata Ivrea, che opera alla nostra
destra, sono pessime. Quei meravigliosi fanti e gli alpini hanno
cozzato contro difficoltà insormontabili; il Busa di Verle ha fatto
fuoco da tutte le cupole e lo Spitz Verde, lo stesso. Mi viene a
memoria che pochi giorni prima io, dall'osservatorio del Tenente
Cerasoli, ebbi occasione di vedere un Ufficiale austriaco traversare
un tratto di terreno scoperto insieme ad una donna, e penso ora che
se il nemico in pieno bombardamento si dilettava con delle sgualdrine
nei suoi Forti e nelle sue trincee, doveva essere ben sicuro che
l'attacco italiano non poteva riuscire!
Giungono intanto i primi
feriti; qualcuno si trascina da solo al posto di medicazione, che
come ho detto, è a pochi passi da me; qualche altro invece
arriva in barella ed è male conciato. Ricordo sempre il caso
di un povero fante che giunse senza un braccio e mostrava il
moncherino sanguinante.
Benché
vi siano varii posti di medicazione, molti e molti feriti arrivano
nel nostro. Sono soldati di diversi Reggimenti che si sono confusi
nell'impeto dell'assalto. Ma la maggioranza, sono del 115°.
L'attacco
è dunque fallito in pieno, ma deve riprendersi ad ogni costo. Tali
sono gli ordini degli alti Comandi, che fanno la guerra e dirigono da
lontano, entro un sicuro “fifauss”.
Albeggia
ed ora vedo distintamente le varie ondate lanciarsi urlando sulle
alture del Basson. Esse ondeggiano, si allargano, si raggruppano, si
gettano a terra. Su di loro scoppiano bassissimi gli shrapnels e
dalle vicine trincee gli austriaci fanno fuoco con fucili e
mitragliatrici.
Qualche
granata arriva a che sulle nostre linee, onde impedire i rincalzi. Ma
l'eroismo dei nostri fanti è inutile anche questa volta. Dopo aver
lasciato sul terreno la maggior parte dei loro compagni, essi
ritornano al punto di partenza.
Vedo
correre, agitarsi sulla sommità della collina. Un soldato sventola
una enorme bandiera bianca; deve essere un latore di ordini. La
carovana dei feriti non termina; alcuni miei soldati, cessato il
combattimento ne scorgono uno a terra che muove ora una gamba,
ora un braccio. Gli vanno incontro e lo trovano intento a mangiare
una scatoletta di carne.
Era ferito a entrambe le gambe, non
poteva muoversi, ma era tranquillo. Oh! l'eroismo sublime, e questa
volta purtroppo inutile, dei nostri soldati!
Paolo
Ciotti militare, 116° reggimento fanteria, brigata Treviso, da
sottotenente a capitano

Commenti
Posta un commento