L'universo nella mente

"Non ci sono terre pure e terre impure di per sé. La differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente" si legge ne L'ottenimento della Buddità in questa esistenza (SND, vol.4, 5)
Nichiren, citando il sutra Jomyo, afferma qualcosa che è difficilissimo non solo da comprendere, ma soprattutto vivere e sperimentare. Perché ribalta la concezione secondo cui si soffre perché "oggettivamente" c'è qualcosa di cui soffrire, perché qualcosa (che non sono io) mi fa male. Quello che Nichiren afferma è, invece, che la felicità o l'infelicità stanno nella mente. Così come la possibilità di rendere una terra "pura o impura", piena di gioia o di dolore. Perché io e la terra "siamo" la stessa cosa.
Un po' come un bambino nella pancia della mamma. Due ma non due. Distinti ma inseparabili. Insieme.
"In definitiva, - scrive ancora Nichiren - tutti i fenomeni, anche la ultima particella di polvere, sono contenuti nella nostra vita; le nove montagne e gli otto mari sono racchiusi nel nostro corpo, il sole, la luna e le miriadi di stelle sono contenuti nella nostra mente" (SND, vol. VII, p.241).
E c'è dell'altro. Non solo la mia vita dipende dal mio ambiente, così come la gioia o il dolore del mio ambiente sono lo specchio della mia gioia o del mio dolore. C'è di più. C'è che la mia mente ha il potere di di incidere sull'ambiente. C'è che in ogni istante della vita le cinque componenti di cui sono fatto hanno la possibilità di scegliere come influenzare l'ambiente: rimanendo quello che sono e continuando a percepire, pensare, giudicare, agire nel solito modo, quello in cui mi riconosco perché è l'effetto del mio karma, oppure sperimentando possibilità diverse, pensieri nuovi, un modo di guardare la vita differente. Un modo che insegna e riconoscere nella propria mente le stelle e il sole e la luna.
Ecco perché la mente è così importante. Ecco perché "il sutra Rokuharamitsu afferma che uno deve diventare maestro della propria mente e non lasciare che la mente sia la sua maestra" (ibidem. 148).
Duemilauno n.74 pag.51

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