La figura dello "sconfitto" non come semplice perdente, ma come incarnazione della condizione umana, sospesa tra finito ed eterno.
"Eppure
lo sguardo nobile si posa sempre sugli sconfitti, ben raramente e
solo per poco sui vincitori. Gli sconfitti non sono i perdenti, sono
qualcosa d’altro. La sconfitta è il misurarsi del finito con
l’infinito, del mortale con l’eterno. La sconfitta è alla fine
il destino ultimo di tutti noi. Sconfitti siamo tutti. Sconfitto non
è solo Sigfrido, lo è Socrate, lo è anche Antigone come lo sono
Don Chisciotte e il principe Andrej di Guerra e pace. Lo sconfitto
incarna più propriamente il destino dell’uomo e nelle storie degli
sconfitti ci specchiamo."
Giuliano Adler

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