Mors tua, vita mea

Ho aperto il fuoco che loro si trovavano allo scoperto, era proprio come sparare ai gessi del tiro a segno. Dopo un minuto sento arrivare grida, lamenti, pianti, invocazioni...Ho smesso, giuro, non riuscivo più ad andare avanti in quella orribile carneficina. (…) Ho smesso di sparare perché quelle grida mi avevano bloccato, sentivo dentro di me l’angoscia e l’orrore, per l’amor di dio, proprio non potevo uccidere ancora, a costo di finire al muro, davanti al plotone di esecuzione. (…) Certo, per un ragazzo di ventidue anni erano esperienze tremende...quelle voci che invocavano pietà, che chiedevano aiuto, cristo, erano lì anche loro perché comandati e obbligati a farlo, era un dovere al quale non ci si poteva sottrarre...Facendo questi pensieri, chi aveva il coraggio di continuare a sparare?
Testimonianza di P.Bera in La Grande Guerra. Operai e contadini lombardi nel primo conflitto mondiale, pag.173

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