Monte Podgora (GO) il 17 agosto 1915
Ora voglio dirti come sono
salvo per miracolo: ora posso dirlo che son già passati 2 mesi
dall'accaduto. Il giorno 17 giugno, chiamo presso di me il soldato
compaesano Pillarella Domenico e gli domando se nella sua Compagnia
c'è un barbiere, perché il mio mi scortica il viso quando rade,
così egli mi manda il sodato Di Niro di Campobasso. Siamo a qualche
metro distante dalla trincea sotto un piccolo sgabuzzino coverto di
frasche e di terra per difenderci dalle pallette di srapnel. Il
barbiere conversando con me, ad un ceto punto mi damanda: “Signor
Tenente, quando vorrà finire questa guerra?” gli rispondo: “Il
mio Capitano spesso mi dice che per Natale saremo fuori”. Ah!
Signor tenente, io penso che qui moriremo tutti e la guerra non
finisce mai”. In quest'istesso istante arriva una granata, mentre
mi sta facendo il contropelo. Il soldato cade fulminato ed io rimango
illeso; mi sento la testa un po' bagnata; allungo la mano e
nientemeno prendo un pugno di cervello. Intanto, avvertito, accorre
Pillarella, mi getta sulla testa un bidone d'acqua. “Non è nulla
signore tenente” è di certo il cervello di quel disgraziato.
Aggiungo che la giubba vicino a me, è addirittura crivellata di
schegge, la pistola e la borraccia colpite anch'esse e traforate. Io,
ripeto, miracolosamente illeso.
Francesco Bucci, 1° reggimento fanteria, brigata Re

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