Cerò di Sopra Slovenia, 6 gennaio 1916
I topi mi molestavano il sonno
rincorrendosi sopra all'ascia che stava sopra alla mia testa, spesse
volte per sfuggire a quello che gli correva dietro, quello davanti
cadeva addosso a me o ai miei compagni, davo una scrollata alla
coperta ed ecco che il topo volava per la baracca, cadendo magari
dentro a qualche gavetta.
7
Gennaio 1916.
Disturbato da questi mi alzai che
erano le 3.00, accesi il lume a petrolio, andai per prendere le pezze
e ne trovai una sola infilata in un buco, che un topo stava per
portarmi via forse per farci il nido, fatto sta che me ne procurai
altre due. Stavo per infilare il piede nella scarpa quando sento che
nella punta non entrava e un diavolo di bestia si muoveva, capì
subito di che si trattava, presi la scarpa e svelto la capovolsi
sopra una pentola d'acqua; era piccolo, forse aveva scelto quel posto
per nascondersi e salvarsi dalle busse del babbo suo, ma prese poi le
mie più sonore.
Sembrava fossero tutti d'accordo
per far arrabbiare me. Accesi la stufa, mi scaldai la minestra e solo
soletto mentre Rossi e Florio dormivano con la capoccia sotto alla
coperta, mangiai. Fuori c'era la nebbia e il freddo un po' piccante,
alcune pallottole fischiavano sino al vallone sottostante, passando
sopra di me. Erano le palle sparate all'impazzata dagli austriaci.
Dopo mezzogiorno ci fu un lavoro assiduo di artiglieria d'ambo le
parti, noi sparammo alla batteria del Pevma che sparava ad una
batteria nostra da campagna, piazzata dietro al castello del barone
Tacchi. Il tenente Recine mi diede da scrivere sopra a dodici
cartoline le cariche dei cartocci della polvere, e si mise al
tavolino a guardarmi lavorare. Mandò a prendere una boccetta di
china e una di rosso. Riuscirono abbastanza bene, e per aggiunta vi
disegnai pure un cannone; ogni cartolina, contentissimo mi diede
cioccolata e marsala. G. Nebbioso.
Otello Ferri, reggimento
artiglieria di fortezza

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