Bosco Cappuccio, giugno 1916 emissione di gas da bombole

Appena mi accorsi del lancio dei gas, credendo fossero i soliti, ordinai di mettere le maschere e fare un fitto fuoco di fucileria, prima onde scomporre un po' di gas, poi per colpire il nemico che senza dubbio avanzava dietro i gas, quando questi gas cominciarono ad avvolgere le mie vedette che vidi rizzarsi e poi cadere dibattendosi come stessero morendo. Nè potevo comprendere il perché: colpiti, pensai: ma colpiti simultaneamente? Neppure una falciata di mitragliatrici otterrebbe ciò. La ragione poi me la spiegai quando i gas avvolsero le trincee da noi occupate: man mano che gli uomini venivano avvolti dal gas, dopo pochi istanti cadevano abbattendosi come pesci fuor d’acqua (…)
Le nostre maschere erano inservibili. Il restare voleva dire morire: una cosa mi restava, ritirarmi abbandonando le posizioni per poi riprenderle appena i gas si fossero diradati, e per il cambio del vento prendessero un’altra direzione. Già udivo gli urrà degli austriaci, che trovate le vedette avanzate le finivano barbaramente o inchiodandoli al suolo colle baionette, o fracassandogli la testa con certe mazze ferrate cone punte a diamante che hanno loro”.
Testimonianza epistolare di L.Aguiari

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