Gente di Trincea, la Grande Guerra sul Carso e sull'Isonzo
In prima linea sotto il San Michele, a dieci metri dal fossato avanzato austriaco, il piemontese Enrico Conti annota:
[7 ottobre 1915]
[...] mi arriva l’ordine di avanzare nella prima linea, mi prendo i miei uomini, e per un fosso stretto che non si può camminare, arrivo al punto indicato e subito davanti a noi si vedono dei morti di due o tre giorni e mi trovo alla distanza di una ventina di metri dal nemico, ed ora se qualch’uno mi dovesse vedere non mi riconosce più perché nemmeno non so se sono vestito di stoffa o se sono vestito di fango, ed ora sono già due notti che perdo, e dove sono non si può dormire. [...]
[8 ottobre 1915]
[...] mi trovo in trincea alla distanza di dieci metri dal nemico ed in faccia vi sono dei morti [...] qua si soffre freddo fame non abbiamo nemmeno dell’acqua da bere e se ne avessi un solo bicchiere lo pagherei magari cinquanta centesimi, anche magari sporca, ed ora penso che già da due giorni in trincea e tre notti sono passati e spero se Iddio
vuole di passare ancora gli altri per andare di nuovo in riposo, se mi mandano presto ed in questi giorni non si può avere nemmeno del rancio, e non vi parlo né di vestirmi né di spogliarmi perché non mi ricordo, ma pazienza solo che passa presto, e che soffro anche tanta sete, e sono in trincee che sembra impossibile che si possa essere della gente umana, perché nemmeno le bestie non starebbero.
9 ottobre. Comincio già dalla mattina ad arrabbiarmi perché ci tocca stare senza rancio senza caffè e non abbiamo nemmeno dell’acqua, e più tardi ricevo la posta la quale anche una cartolina a vaglia da Torino, e fra i miei compagni vi è uno che riceve notizie da casa la quale dice che à una bambina molto ammalata che forse non guarirà e piange e nel vedere vengo anche io con gli occhi pieni, ed oggi essendo una bella giornata ò fatto una caccia di pidocchi che nessuno lo crede e benché a dieci metri vi sia il nemico ed alla stagione che sciamo, mi sono levato nudo lo stesso e come sto bene, e non sento freddo, mi sono fatto fare la barba per essere un po’ più pulito, e così posso dire che a dieci metri dal nemico ci sciamo fatti la barba, e sentendo passare sdrapnel [shrapnel] proprio di sopra le trincee che fanno paura e sciamo così abituati che non se ne fa caso, ed all’imbrunire un plotone della compagnia acquista una trincea, e sento che sono stati fatti sessanta uomini prigionieri del 156 Fanteria, e nel medesimo tempo anno preso una trincea e anno fatto 86 prigionieri austriaci, senza ucciderne tanti perché intanto che succedeva questo, il rincalzo si è fatto avanti e la trincea è stata nelle nostre mani.
di Lucio Fabi

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