Voci dal fronte: Natale 1917 - Alle pendici del Sasso Rosso.

"Alla notte siamo stati li senza trincea senza niente in mezzo alla neve con molto freddo e le pallotole fischiava e noi eravamo rifugiati fra mezzo due sassi. Alla mattin [da proseguire] del giorno di Natale si cercò subito di farsi ricovero benchè erano li tutti freddi ed'aghiaciati ma erano troppo scopperti perciò cercamo di rifugiarsi e con questo si mettemo al lavoro accanito.
Nell'imbronire della sera il nemico cominciò a battere proprio nei nostri dintorni con granate di calibro 152 ma poi terminò col lasciarmi tutti salvi. Alla notte del 26 futuro il freddo crollava il nostri baracchini tanto chè non si potteva più resistere e ciò alchuni andarono all'ospitale coi piedi congelati. Vicino a noi c'era anche dei morti che erano tre giorni tutti intocchati, ma più non si badava. Insoma una gran tribulazione in quanto anche imprezionante perché vicino a noi c'era un posto di medicazione ove tutti i momenti venivano dalla trincea morti e feriti gravi e legeri ma poi più non si badò. Il 27 a sera furono aperte le licenze invernali di 15 giorni ed io fui il primo della compagnia a partire […]"
Festività importanti e radicate come il Natale richiamano universalmente il tema della sospensione: la sacralità della ricorrenza disegna uno spazio di rispetto che viene scandito da comportamenti collettivi attraverso riti all'insegna della condivisione e della ricomposizione dei conflitti in seno a una comunità. Quando si è alle prese con una guerra totale, però, non sempre la sospensione e il rispetto degli spazi sacri sono possibili. La guerra infatti spesso continua, con le sue crudeltà, incurante dei calendari. La dicitura autografa “da proseguire” appuntata da Sartoretto sembra un memorandum lasciato dall'autore per convincersi a tornare indietro, con il proprio racconto, a quella mattina di Natale passata a scavare la terra congelata per ricavare un riparo dal fuoco nemico, una mattina di Natale terribilmente diversa da quelle inscritte nel perimetro della tradizione, del sacro e delle usanze tramandate tra le generazioni.
Queste parole sono tratte dal libro “Montagne, boschi, soldati e baracche”, a cura di A. Manesso ed edito da Istresco nel 2018, che trascrive e analizza le memorie di guerra del bersagliere Adriano Sartoretto.

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