- L'uomo del destino -
L'uomo che il destino ha designato quale nostro condottiero si chiama Lugi Cadorna. Ma che è davvero questo generale? Non particolarmente alto, incanutito, viso allungato con due ampi baffi all'inglese, diventa Capo di stato maggiore del Regio esercito quando ha quasi 64 anni ed è ad un anno dalla pensione.
E' un soldato della vecchia scuola, profondo conoscitore delle teorie militari di quell'epoca. Un uomo dal carattere forte e volitivo. Purtroppo per lui, in certe peculiarità del suo carattere, egli finirà col trovare il principale ostacolo sulla via di una carriera che avrebbe potuto essere più rapida e brillante.
La sua ascesa lungo la scala gerarchica procede con una lentezza che il futuro generale imputa - senza mezze misure - a presunti complotti dei superiori. L'arte della diplomazia non gli appartiene. La sua autostima è smisurata e inversamente proporzionale alla capacità di accettare critiche. Pensa di non commettere mai errori.
Ritiene le sue convinzioni giuste a priori e il confronto con le altre opinioni gli risulta sempre indigesto. Ama circondarsi, più che di collaboratori, ai quali demanda ben poche responsabilità, soprattutto di esecutori d'ordini. Un mito va però subito sfatato. Il generale Cadorna non è il condottiero che una parte della storiografia ha dipinto.
Il suo modo di condurre il conflitto, oggi biasimato per il molto sangue che ha innegabilmente sparso, è lo stesso dei colleghi inglesi e francesi, ivi compresa la rigida disciplina, le fucilazioni e le esecuzioni sommarie, fenomeno assai più diffuso sul fronte transalpino che sul nostro.
Cadorna, osservato da vicino, appare uguale a quei comandanti nei modi e nelle idee. Non è nè migliore nè peggiore di loro; il suo pensiero risulta in linea con i valori e la cultura del tempo. I soldati sono materiale umano che può essere utilizzato e rimpiazzato al pari di armi e munizioni. E' una realtà che non suscita sdegno nè tra il popolo nè tra le classi dirigenti.
Il 14 luglio 1914, due settimane prima che la Grande Guerra abbia inizio, un infarto uccide Alberto Pollio. Cadorna ne prende il posto. Quando diventa Capo di Stato Maggiore, Cadorna si prepara a combattere una guerra al fianco di Germania e Austria-Ungheria. Poi i piani cambiano ed il Regno d'Italia transita nel campo opposto. E Cadorna cosa pensa? Come intende condurre l'Italia alla guerra?
Il nuovo Capo di Stato Maggiore espone la sua dottrina strategica in un volumetto dalla copertina rossa che, nella versione finale, viene diffuso poco prima che si aprano le ostilità. Si tratta della famosa circolare 191 del 25 febbraio 1915, intitolata Attacco frontale e ammaestramento tattico. Il generale ci lavora dal 1905 e l'ha aggiornata a più riprese. Per tutti diverrà nota come il Libretto Rosso.I principi contenuti in questo documento sono largamente condivisi dai più alti responsabili militari dell'Europa di allora. E' quello il modo di combattere che si insegna ai giovani ufficiali nelle accademie del vecchio continente: aggredire il nemico di fronte, lanciandogli contro un'ondata di soldati dopo l'altra.
La lettura del Libretto Rosso evidenzia anche la tendenza del suo autore ad una retorica inutile, che si rivelerà un male assai diffuso tra i responsabili della nostra guerra; il tratto distintivo degli scritti di molti comandanti. Una vera iattura che fiorirà copiosa nel mare di circolari destinate ad intasare la macchina burocratica del Regio esercito.
Tratto dal libro - Caporetto. Una tragedia italiana - di Stefano Gambarotto
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