Venezia FC: Il magico anno dell'Unione

Qualche giorno fa mi è stato chiesto come fosse possibile che, fin dagli esordi di questa stagione magica, si respirasse un entusiasmo tanto travolgente; come una piazza che per anni era sembrata quasi assopita si fosse improvvisamente stretta attorno a questo gruppo e a questo mister, fino a frantumare ogni record di abbonamenti della categoria e a riempire di gente sia il ritiro di Falcade a giugno che la presentazione del Taliercio poche settimane più tardi. Il tutto dopo una retrocessione, dettaglio che rendeva la situazione ancora più incomprensibile agli occhi di un osservatore esterno.
La verità è che una risposta univoca, probabilmente, non esiste. Oggi però, con la più bella stagione mai vissuta da questi colori oramai consegnata alla storia, c’è forse più leggerezza per provare a ragionarci sopra.
Il primo punto credo riguardi proprio il modo in cui abbiamo salutato la Serie A soltanto dodici mesi fa: in un Penzo gremito non più, come accadeva anni prima, di occasionali tifosi bianconeri, ma di un popolo intero che una speranza ancora la coltivava e che, soprattutto, sentiva il bisogno di rendere omaggio ad una squadra capace di dare tutto fino all’ultimo secondo. Un segnale di maturità e di appartenenza che, ne sono convinto, ha toccato nel profondo anche molti di quei ragazzi che hanno poi deciso di restituire alla città un affetto quasi fuori contesto per le abitudini del calcio italiano.
Antonelli ha saputo riaccendere quella scintilla fin dai giorni immediatamente successivi, andando a prendersi il bomber che tanto era mancato e riportando in laguna uno degli allenatori più vincenti della categoria, lanciando un messaggio chiarissimo: la volontà feroce di riprendersi subito la Serie A. Sul mercato il direttore arancioneroverde si è mosso trasmettendo immediatamente la sensazione di una società molto più solida, strutturata e consapevole rispetto ai mesi precedenti, quando il sacrificio dell’idolo Pohjanpalo era sembrato anche un campanello d’allarme sui conti lagunari. Ma qualcosa, nel frattempo, era già cambiato.
Lo si percepiva nei sorrisi immortalati dai tifosi durante il ritiro, nella convinzione con cui mister Stroppa parlava apertamente di “squadra dominante” e di promozione. E poi quella maglia… LA maglia. Una semplice divisa da gioco, certo, eppure l’uscita della terza casacca ha avuto un effetto dirompente sul popolo unionista. Finalmente una maglia capace di raccontare davvero la nostra storia, con quella griffe sul collo a suggellare un nuovo patto tra società e tifoseria. Una società che negli ultimi anni ha dimostrato di aver imparato dai propri errori, continuando sì con il solito marketing spinto, ma questa volta in maniera coerente con l’anima profonda della piazza.
Arriva così anche il calcio giocato e, mentre molti veneziani sono ancora in vacanza, il VeneziaMestre esordisce travolgendo prima il Mantova in Coppa Italia e poi il Bari in campionato. L’Unione sembra una macchina perfetta. In campo si diverte e domina, sugli spalti si respira già aria di grandezza. Le cose però non seguono subito la trama dei nostri sogni e, nonostante un gioco brillante, gli arancioneroverdi iniziano a lasciare per strada punti pesanti. Eppure la tifoseria reagisce con una serenità quasi insolita, continuando a credere nelle enormi potenzialità di un gruppo ancora in pieno rodaggio.
Nello stesso periodo arriva anche un’altra novità tanto attesa: lo striscione unico in trasferta proposto dalla Curva Sud. Un ulteriore segnale di pace, continuità e compattezza per un mondo ultras che ora riesce ad attrarre veneziani e mestrini di ogni età, desiderosi di vivere l’esperienza di tifare dalla Groppello.
Due sono poi, a mio parere, le partite che hanno iniziato a cambiare davvero il volto della stagione. Entrambe dei derby.
La prima è quella di Coppa col Verona, vinta ai rigori da una squadra farcita di seconde linee ma proprio per questo fondamentale nel trasmettere consapevolezza ad un gruppo che improvvisamente capisce di poter battere anche una formazione di Serie A. La seconda è ovviamente Padova: una trasferta vietata ai sostenitori veneziani eppure dominata dalla squadra di Stroppa. Le migliaia di unionisti radunate al Forte Marghera per seguire la gara esplodono poi in un bagno di folla al ritorno della squadra al Taliercio, regalando ai leoni il primo vero abbraccio collettivo della stagione.
Da lì in avanti inizia la sinfonia arancioverde. Parte una lunghissima serie di vittorie che spinge il VeneziaMestre stabilmente ai vertici della classifica. Il Penzo diventa settimana dopo settimana una bolgia incontenibile di entusiasmo e la città intera comincia a percepire di trovarsi davanti a qualcosa di speciale. Ogni weekend l’Unione disegna calcio, dominando gli avversari su qualsiasi campo. Fuori dal terreno di gioco, invece, Antonelli, Molinaro e il resto dello staff continuano a ricucire e rafforzare un rapporto sempre più simbiotico con il popolo veneziano, lavorando giorno dopo giorno su quel concetto di Unione che finirà per esplodere definitivamente.
Negli stessi mesi trova spazio anche la crescita dell’associazione Unionista APS, decisa a diventare il trait d’union tra società e tifoseria attraverso iniziative concrete, come quelle che porteranno al centro del dibattito il tema del nuovo stadio, restituendo finalmente al tifoso arancioneroverde un ruolo da protagonista non solo sugli spalti.
Nel frattempo però le inseguitrici non rallentano mai, costringendo i lagunari ad una corsa continua e logorante. Ma ancora una volta sono le parole del mister a trasmettere sicurezza all’ambiente. Una sensazione di controllo percepibile in ogni conferenza stampa: mai arroganza, mai supponenza, soltanto convinzione e carica. La stessa carica che avrebbe poi scritto le ultime pagine di questa stagione irripetibile, culminata nel trionfo di venerdì sera in un Penzo da pelle d’oca.
La passerella del giorno successivo sul Canal Grande diventa così l’ultimo abbraccio di un popolo perdutamente innamorato di una creatura che forse non era mai stata tanto splendente.
E adesso c’è una sola strada da seguire per la nuova presidentessa: non smarrire mai questa direzione. Ricordare sempre che soltanto l’unità tra società, squadra, media e tifoseria può permetterti di superare gli schiaffi, rialzarti e arrivare lassù, fin dentro ai sogni più belli.
Tutto ciò che di straordinario è successo quest’anno è figlio di una presa di coscienza collettiva, sugli spalti come dietro le scrivanie. È l’evoluzione naturale di un mondo che per troppo tempo ha pensato che bastasse il nome della nostra città per ottenere risultati e ricchezza, ma che anno dopo anno, caduta dopo caduta, ha finalmente compreso come Venezia sia una città che della propria storia ha fatto una religione.. La fede Unionista!
E allora grazie per tutto quello che ci avete regalato. Grazie per la gioia che avete riportato nella nostra terra. Ma soprattutto grazie per aver imparato ad ascoltare e seguire davvero il nostro battito, che dal 1987 continua a suonare sempre, costantemente, allo stesso ritmo.
Avanti Unione mia! Il bello deve ancora arrivare.

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