Quaranta chili in spalla – Passo Valles luglio 1915
La
sveglia fù suonata alle ore 1 di notte e dopo preso un po' di caffè,
ci consegnarono i viveri di riserva e dopo poco partimmo, non erano
ancora le ore 2 quando iniziammo la marcia, con lo zaino pieno in
assetto di guerra con tutte le munizioni pacchetto di medicazione, e
tutti gli attrezzi e pesava circa quaranta Kg.
Si
marciò transitando da Agordo quindi raggiungemmo il paese di
Cencenighe, dove a destra c'è il bivio che porta a Alleghe e Caprile
fino a raggiungere Cortina d'Ampezzo, e durante la marcia transitammo
da diversi paesi, e finalmente raggiungemmo il paese di Falcade
Basso, che era l'ultimo paese in terra Italiana.
Si
traversò questo paesetto ma a un certo punto la strada finiva, e dal
punto che finiva la strada, si cominciava a salire per una stretta
mulattiera, che era tutta ingombra da grossi ciottoli e nel centro
scorreva un rigagnolo d'acqua, già principiava a farsi scuro, e noi
dovevamo ancora camminare, quando cominciammo a salire per la
mulattiera, sembrava di salire come quando Cristo, salì sul Calvario
dalla grande stanchezza, che tutti sentivamo non essendo abituati a
marce cosi lunghe, e su un terreno cosi faticoso, e quando davano il
segnale di alt per un po' di riposo, non ci si toglieva di dosso lo
zaino, ma ci buttavamo a terra come si butta a terra una balla di
cenci.
Dopo
una marcia di circa 45 o 46 Km più morti che vivi, e che a tutti
dolevano i piedi, raggiungemmo la vetta di Passo Valles la cima dove
c'erano le trincee questa cima era a oltre i 2000 metri di altezza, e
li si dette il cambio ai fanti del 60F.a.
Era
già notte ci fecero montare le tende, e si credeva cosi di poter un
po' riposare, dopo la lunga marcia iniziata alle ore 2 esclamando
finalmente e finita, e ci si sarebbe potuti buttare a terra per poter
un po' riposarci.
Avevamo
appena finito di montare le tende, e si credeva di poter riposare,
gettandosi a terra sopra una coperta, che avevamo appena disteso per
terra per sdraiarsi sopra, udimmo un fischio e nello stesso istante
un grido era il comandante del nostro plotone, che gridava secondo
plotone adunata, e ci ordinò di prendere il telo da tenda e i
picchetti, la coperta e i viveri di riserva, pacchetto di medicazione
e tutte le cartucce, mettersi il telo da tenda e la coperta
avvoltolati a tracolla, il resto tutto dentro il tascapane, lasciare
lì lo zaino perché, si doveva andare a dare il cambio al posto
avanzato, che era in una posizione ancora più alta, e c'era da
percorrere un'altra po' di strada in salita.
Eravamo
un po' frastornati dalla grande stanchezza, a causa della lunga e
terribile marcia che avevamo fatto per raggiungere la cima di Passo
Valles, e un po' per la rabbia e a qualcuno, scappò qualche
imprecazione, e qualche bestemmia, mentre il nostro sottotenente, che
era pure lui un richiamato, ci esortava a essere calmi e ci
incoraggiava, acciocché ci facessimo animo, con parole paterne
dicendoci che questi strapazzi, a cui si era sottoposti a sopportare
erano a causa della guerra, e che ormai bisognava far si di avere
tanta forza, e costanza, onde poter sopportare con meno disagio
possibile, gli sforzi a cui saremo andati incontro, ma sperando che
tutto andrà bene sperando altresì che la guerra finisca presto, e
che il buon Dio veglierà su noi tutti.
Queste
erano tutte belle e buone parole e buone esortazioni, ma le nostre
povere membra erano ridotte all'estremo limite che umana persona può
sopportare, e al solo pensare che dovevamo rimetterci in cammino, e
che essendo gia notte e molto buio e non si vedeva, fù un momento
terribile, che non scorderò.
Il
cammino fù molto faticoso e lungo, perché camminavamo su un terreno
di montagna, e non era ne una strada ne una mulattiera, era un
susseguirsi di un terreno tutto ineguale e spesso qualcuno cadeva, ci
volle circa due ore prima di giungere al punto dove c'era il posto
avanzato. Appena arrivati i fanti del 60 scapparono come lepri
inseguite dai cani, e a noi non ci diedero ne ci spiegarono, nulla
circa a come era il posto che noi dovevamo difendere, da eventuali
attacchi del nemico, solo ci dissero attenti perché davanti a voi,
non c'è nessuno c'è solo il nemico, attenzione a non addormentarsi
perché qui dormire significa morire, e dette queste poche
informazioni essi scesero giù dalla montagna.
Ubaldo
Baldinotti militare, 49° reggimento fanteria, brigata Parma,
soldato, caporale
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