Ma la vita è un viaggio

Quando smettiamo… di continuare
Quando pensiamo che non c’è più niente da fare, che è finita. Con le orecchie sorde e il cuore impermeabile a ogni parola incoraggiante, in una trappola mentale di tante buone ragioni. Oppure quando tiriamo un sospiro di sollievo perché «finalmente è tutto a posto» e difendiamo con le unghie e con i denti lo status quo…
Quando sappiamo già tutto e pensiamo di essere arrivati, arrivate – «non ho più speranze» o «cosa voglio di più?» – ci fermiamo e smettiamo di cercare. Rinunciamo.
Ma la vita è un viaggio. E il Buddismo ci insegna che c’è sempre qualcosa dietro l’angolo. «Sviluppa sempre più la tua fede fino all’ultimo momento della tua vita – scrive Nichiren Daishonin – altrimenti avrai dei rimpianti. 
Non fermarsi e continuare a imparare: questo è l’unico modo per non avere rimpianti. Perché la fede, e la vita, non finiamo mai di impararla, e se la viviamo con batticuore e meraviglia non smette mai di sorprenderci.
È come se camminassimo su un filo cercando l’equilibrio, un passo dopo l’altro, con concentrazione, passione e allegria. Questo succede quando molliamo il controllo e accettiamo, anzi cavalchiamo, l’impermanenza. Quando più nulla è scontato. Quando umilmente ripartiamo da zero, con la mente aperta e il cuore sgombro, la vita un foglio bianco. Allora la stanchezza svanisce e si alleggerisce tutto. Con una gioia istantanea sempre nuova.
Ma sarà forse questo il risveglio, l’Illuminazione? Quella «gioia senza limiti della Legge» di cui parla il Daishonin quando scrive: «Quando c’è da soffrire, soffri, quando c’è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge?» (Felicità in questo mondo, RSND, 1, 607).
Certo, per “continuare” serve una decisione. È quella che muove tutto. Che fa dire a Nichiren: «Tuttavia, io feci il voto di risvegliare in me il potente cuore dell’Illuminazione e di non retrocedere mai» (L’apertura degli occhi, RSND, 1, 213). 
Questo “potente cuore dell’Illuminazione”, in giapponese bodaishin, è l’aspirazione a conseguire la Buddità senza mai smettere di cercarla, è il voto che fa il bodhisattva per aprire la via dell’Illuminazione a tutti gli esseri viventi.
È questa decisione che permette di costruire quel tipo di fede indomita per «considerare allo stesso modo sofferenza e gioia». È questa decisione, da rinnovare continuamente, che ci dà la possibilità di resistere e arrivare ad «ammirare la luna sopra la capitale» portando con noi tante persone.
«Un voto – sottolinea il presidente Ikeda – potrebbe essere definito come il potere di recidere le catene del karma, di liberarsi dai vincoli del passato e di forgiare un io che possa guardare con speranza a un nuovo futuro. In altre parole, il potere di un voto rende capaci di svilupparsi tramite gli insegnamenti del Budda, di assumersi la responsabilità del proprio destino sulla base di un solido senso dell’io e di continuare a sforzarsi a questo fine. Si può dire che fare un voto è il principio fondamentale del cambiamento. E se da un lato fare un voto comporta ovviamente lo sforzo di cambiare se stessi, questo è anche il principio per trasformare la vita di tutte le persone» (Lezioni su L’apertura degli occhi, Esperia, p. 92).
Maria Lucia De Luca 

Commenti

Post popolari in questo blog

Ma in una notte triste si parlò di tradimento. II lezione

S.Osvaldo – 6 aprile 1916 la fine della compagnia della morte

Undicesima battaglia dell’Isonzo, Monte Santo 22 agosto 1917