Enfatizzare la possibilità di trasformare il proprio karma attraverso la pratica e la fede nel momento presente
La
tradizione Buddista offre, in linea di massima, due prospettive per
comprendere il concetto di durata della vita. Da un certo punto di
vista tutto, dalla nascita alla morte, viene determinato dal karma,
cioè dagli effetti delle cause poste nell’esistenze passate e in
quella presente. Ne consegue che se una vita virtuosa crea le
condizioni per rinascere in circostanze favorevoli e godere di una
vita lunga e felice, azioni distruttive o dannose diminuiscono la
vitalità, abbreviando il tempo in cui un essere umano può godere
della vita.
Molte
scuole buddiste perseguono il fine di purificarsi dal karma per
sfuggire al ciclo di nascita e morte, perché la nascita in questo
mondo impuro è considerata di per sé una forma di sofferenza.
Secondo
un altro punto di vista, la vera gioia non consiste semplicemente
nell’essere in grado di evitare o sfuggire alle sofferenze, bensì
nell’aiutare gli altri a liberarsi dalle proprie. In altre parole,
il valore più grande nella vita si trova nel desiderio di vivere e
adoperarsi per il bene degli altri. Il Buddismo chiama questo
desiderio “il voto del Bodhisattva”, ed è questa la motivazione
che determina il corso e la natura stessa di una vita.
Il voto
del Bodhisattva può essere descritto come l’impulso originale
della vita. La pratica Buddista ci consente di “ricordare” questo
voto e di imprimerlo nella nostra vita ancor più profondamente.
Il
sedicesimo capitolo del Sutra del Loto “Durata
della vita”,
alcuni brani del quale vengono recitati ogni giorno dai membri della
Soka Gakkai di tutto il mondo, chiarisce come la natura di Budda –
la legge universale o dharma alla quale il Budda si risvegliò –
sia inerente a tutti gli esseri viventi. Questa natura di Budda è
l’essenza della vita stessa e risvegliarsi ad essa vuol dire
risvegliarsi alla natura eterna della vita.
In
quest’ottica, la nostra essenza originale è pura e incontaminata,
ma noi assumiamo consapevolmente un karma negativo scegliendo di
nascere in circostanze difficili. Così, affrontando e superando
svariate prove sia sul piano fisico sia su quello psicologico, i
bodhisattva riescono a dare speranza agli altri esseri umani.
Mostrando la prova del potere intrinseco di superare tali difficoltà,
essi aprono una strada che anche altri possono seguire. Proprio per
questo, saranno in grado di offrire un reale sostegno a chi si trova
in difficoltà simili alle loro.
Così,
in ogni esistenza, i bodhisattva si risvegliamo nuovamente al loro
voto originale e abbracciano gioiosamente qualunque prova si
presenti. Grazie a questa consapevolezza, la vita si trasforma da
ciclo di sofferenza in missione. Attraverso tale consapevolezza,
persino una vita breve può creare un valore grande e duraturo nella
vita delle persone con le quali è interconnessa.
Per esempio,
la morte precoce di un bambino può ispirare i genitori a riflettere
profondamente, e infine imprimere un significato più profondo alla
loro esistenza.
Il
valore di una vita, quindi, non dipende semplicemente dalla sua
durata temporale, ma dall’impegno rivolto alla propria e alla
felicità degli altri.
Piuttosto
che un semplice convincimento intellettuale, questo risveglio alla
natura eterna della nostra vita può essere percepito come un senso
di fiducia profonda, con cui affrontiamo le sfide che inevitabilmente
e costantemente si presentano. Tale consapevolezza non ci solleva
dalla difficile realtà di vita e morte, ma permette di affrontarla
con coraggio e fiducia sempre nuovi.
Come
insegna Nichiren Daishonin: saremo in grado di ripetere il ciclo di
vita e morte sul terreno sicuro della nostra intrinseca natura
illuminata. Credere nella natura eterna dell’esistenza non vuol
dire che la nostra esistenza presente perda di significato, al
contrario il Buddismo la considera estremamente unica e preziosa e
insegna che dobbiamo sforzarci di vivere il più a lungo possibile.
Ogni
nuovo giorno deve rappresentare un’opportunità per contribuire
alla società e vivere in modo nobile. Ed è proprio quando ci
dedichiamo a questo ideale che possiamo conferire dignità al nostro
essere “umani”, allungare la durata della vita e godere
dell’esistenza più soddisfacente e significativa possibile.
(dalla
rivista SGI
Quarterly Ottobre
2012)

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