Dormo accanto a un cadavere – Trincerone Durer, Folgaria
Un odore acre si respira
nell'aria, odore che da' quasi le vertigini; non si riesce a capire
da cosa dipenda.
Si
soffre la sete perché la tensione nervosa e l'emozione ci dà un po'
di febbre e di paura. Si lecca la brina dalle foglie per terra e dai
sassi.
Sorge
l'alba, chiamo il mio occasionale compagno ma mi accorgo che è
morto. E' un sergente del 79° Reggimento Fanteria, ucciso il giorno
prima da una pallottola nemica di fucile.
Come
benvenuto alla prima entrata in trincea non v'è male?! Il sole si fa
vedere e ci fa vedere anche quello che ci circonda.
Giacciono
ancora nella zona i corpi di soldati morti, del sangue tinge la terra
e le pietre. Disseminati in un caos fucili abbandonati indumenti e
materiale di equipaggiamento e viveri (pagnotte e scatolette di
carne).
Triste
avanzo, si capisce, di parecchi giorni di battagliare nel tentativo
di dare l'assalto al famoso trincerone nemico che si chiana “Durer”.
Io
e l'amico Massola ci guardiamo, siamo proprio in trincea, a ridosso
di un promontorio roccioso che ci nasconde dal nemico.
Si
cerca di trovare un adattamento, scaviamo una tana nel terreno e la
si copre col telo a tenda, tanto da ripararsi da eventuali
intemperie.
Intanto
il cannone nemico ci manda a intervalli delle granate.
Rancio
niente, si prende un poco d'acqua da una fossa fuori la trincea, un
abbeveratoio di bestiame. Beviamo quella e basta.
In
serata diamo il cambio al 79° Reggimento Fanteria.
Io
e l'amico Silva siamo i primi a montare di vedetta in trincea.
Durante la notte ci impressionano i primi razzi luminosi che lancia
il nemico.
La
notte passa abbastanza calma ma il freddo si fa pungente e la brina
imbianca tutto.
12
– Verso mattina ci danno il cambio di sentinella, intanto piove e
qualche granata nemica arriva a farci intendere che siamo in guerra e
che siamo realmente in trincea.
Niente
rancio. Si lavora a sistemare un po' di ricovero.
Nella
notte viene segnalata una pattuglia di soldati nemici che tenta di
avvicinarsi alle nostre linee, così restiamo in allarme sino al
mattino, ma niente sparare senza ordini precisi.
Giuseppe
Cordano militare, 160° reggimento fanteria, brigata Milano, soldato,
caporalmaggiore

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