Dal diario di guerra di Filippo Neri (1893-1915)
Specialmente
le bombe erano spaventose, perché dove colpivano squarciavano,
amputavano. Tronchi senza testa, braccia, gambe, interiora, si
vedevano cosparsi sul campo della lotta, quando noi, dopo aver fatto
sgombrare due delle tre trincee, dovevamo infine ripiegare lasciando
il terreno cosparso di feriti invocanti disperatamente soccorso. Una
scena raccapricciante, insopportabile. Uno che si guarda esterrefatto
le estremità che una granata aveva amputato completamente sotto il
ginocchio. Un soldato chiama disperatamente il fratello che sostiene,
esamine per una pallottola nel cranio, col braccio destro. (12 giugno
1915)
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