Mi arrendo al nemico, 3 giugno 1917. X battaglia dell’Isonzo
Intenso
bombardamento nemico durato tutto il giorno a 3 riprese, verso il
crepuscolo aumenta di violenza, gran parte dei miei granatieri
restano vittime, i loro cadaveri sono irriconoscibili, non mi è
possibile identificarne alcuno. La linea è completamente distrutta e
sconvolta, cosparsa di avanzi umani. Temendo un attacco, coi pochi
rimasti della mia compagnia resto al mio posto. Verso tardi il mio
comandante di battaglione mi fa chiamare.
Mi
consegna un foglio di carta, desidera l’elenco delle perdite. Mi
reco alla buca a sinistra del comando di battaglione per compilarlo.
Appena scritto 3 nomi sento delle urla fuori, domando spiegazioni, mi
si risponde: - Gli austriaci! Intanto i granatieri che occupavano la
buca si precipitano fuori. Io lascio tutto impugno la pistola ed esco
per correre alle mitragliatrici, ma appena sull’imboccatura mi vedo
accerchiato da soldati austriaci armati di bombe e fucile e mi
impongono di lasciare la pistola.
Ho
appena 3 colpi, essi sono numerosi, mi è impossibile resistere.
Lascio la pistola e cerco di dirigermi a destra per poi riunire
qualche soldato e far fuoco, ma due austriaci, mi afferrano e mi
spingono in avanti, verso la linea nemica. Tutte le caverne son
bloccate, vedo austriaci dappertutto. Il terreno antistante alla
linea nostra è cosparso di cadaveri nemici, vittime della propria
artiglieria la quale non aveva modificato il tiro durante l’attacco
delle fanterie per rendere possibile la sorpresa. La nostra
artiglieria inizia un fuoco infernale con tutti i calibri ed in tutte
le direzioni. Lancia proiettili asfissianti. Vedo due dense nubi
gialle venirmi contro. Gli austriaci mi han tolto la maschera, mi
rassegno a soccombere sotto l’azione malefica del gas.
Porto
un fazzoletto al naso e continuo la mia corsa sotto l’uragano di
fuoco mantenendomi sulla vetta della quota. Comincio a respirare il
gas, il fiato mi manca. Vedo un caporal maggiore della mia compagnia
che rotola verso la valle, ha la maschera, passandogli vicino gliela
strappo e la metto sul viso. L’artiglieria italiana batte ogni
palmo di terreno, non c’è via di scampo. Finalmente incontro un
sergente austriaco che mi indica la via. Sono con il sotto tenente
Chiurazzi e pochi granatieri. Da un soldato siamo accompagnati ad una
baracca dove un altro soldato ci scorta.
Camminiamo
tutta la notte, ogni tanto facciamo qualche minuto di sosta. Si beve
a qualche fontana. Il soldato che ci accompagna è triestino, parla
bene l’italiano ed è molto gentile. Finalmente arriviano a
Dottogliano. E’ L’alba.
Da:
Vita in trincea, la storia nelle parole dei protagonisti. Giuseppe
Russo, 1° Reggimento Granatieri di Sardegna, sottotenente

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