La battaglia delle Melette 11 novembre 1917
L' arretramento
dell'esercito italiano dal fronte dell'Isonzo, dalla zona Carnia e
dal Cadore, ebbe delle ripecussioni anche sulla zona dell'Altopiano
di Asiago.
Nonostante
il fronte trentino non fosse stato attaccato, i comandi della 1a
Armata decisero di arretrare il fronte di alcuni chilometri. Asiago e
Camporovere due paesi ormai completamente distrutti vennero
abbandonati e la nuova linea lungo le cime est di Asiago si saldò al
fondamentale Massiccio del Grappa.
All'inizio
di novembre il Gen. Conrad, che da sempre sosteneva la necessità di
attaccare la 1a Armata per puntare verso la pianura veneta, chiese di
poter avere dei rinforzi ed organizzare un'azione in contemporanea a
quelle previste sul corso del Piave e sul Grappa.
Ottenuto il
permesso ma non i rinforzi, l'ex Capo di Stato Maggiore
austroungarico lanciò l'offensiva: lo scopo era conquistare le
montagne attorno a Gallio, ed in particolare le Melette di Foza e le
Melette di Gallio.
Gli attacchi iniziarono l'11 novembre con
grande decisione e veemenza, ma i soldati italiani resistettero con
tenacia: nei primi giorni tutti gli avanzamenti vennero puntulamente
respinti e ogni passo in avanti costò sacrifici enormi.
Il
23 novembre il Comando Supremo austroungarico, appoggiando le
perplessità dell'Imperatore Carlo I (presente sull'altopiano il
giorno precedente), ordinò di sospendere l'azione.
Dopo
ripetute e pressanti richieste, Conrad ottenne la possibilità di
ricominciare gli attacchi fissati il 3 dicembre con l'utilizzo di gas
lacrimogeni e di iprite. Questa volta le difficoltà italiane furono
molto più evidenti e la spinta austroungarica ottenne i suoi
effetti: il Monte Miela ed il Monte Fior vennero occupati
immediatamente e il 5 dicembre fu la volta delle Melette di Foza e di
Gallio.
La
nuova linea venne spostata lungo il Colle Eckar, il Monte Valbella e
il Col del Rosso, fino al ciglio destro della Val Frenzela.
Dopo
un nuovo periodo di pausa la battaglia riprese proprio a ridosso del
periodo natalizio, complice anche un clima molto favorevole rispetto
agli anni precedenti. L'esercito asburgico attaccò le tre cime a
partire dal 23 dicembre riuscendo a conquistarle proprio il giorno di
Natale.
Di
Maury Fert
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