I concetti fondamentali del Buddismo di Nichiren Daishonin riguardo alla trasformazione interiore e al superamento della sofferenza.
La
storia mostra come l'umanità sia ancora oggi intrappolata nel ciclo
dei sei cattivi sentieri o sei mondi inferiori. L'ideogramma
giapponese che indica l'inferno (jigoku, letteralmente prigione di
terra) contiene la parola "terra" (ji) e implica il fatto
di essere costretti, incatenati al livello più basso. L'umanità e
la società potranno davvero rivitalizzarsi solo quando le persone
decideranno seriamente di liberarsi dalle catene dei mondi più
bassi, elevando il proprio stato vitale. Anche in questo mondo
corrotto e pieno di difficoltà, il Buddismo riconosce nella vita
umana il supremo e nobile potenziale della Buddità.
Nonostante
le nostre vite possano attraversare costantemente i sei cattivi
sentieri, siamo in grado di attivare la forza vitale senza limiti
della Buddità pregando davanti al corretto oggetto di culto e
raggiungendo la "fusione di realtà e saggezza".
È
difficile descrivere a parole cosa sia la Buddità. Diversamente
dagli altri nove mondi, non ha un'espressione concreta. È la suprema
e fondamentale funzione della vita che muove i nove mondi verso la
creazione di un valore illimitato.
Un
aereo, anche in giornate piovose o nuvolose, quando raggiunge
un'altitudine di circa diecimila metri vola sopra le nubi nella luce
del sole e percorre agevolmente la sua rotta. Allo stesso modo, per
quanto la nostra vita quotidiana possa essere dolorosa o difficile,
se facciamo risplendere il sole nel nostro cuore possiamo superare
tranquillamente ogni avversità. Questo sole interiore è lo stato
vitale della Buddità.
In
un certo senso, come afferma il Daishonin nella Raccolta degli
insegnamenti orali, «[La via del] bodhisattva è un passo
preliminare per il conseguimento dell'effetto della Buddità» (BS,
113, 51). Il mondo di Bodhisattva è caratterizzato dall'agire per la
Legge e per il bene delle persone e della società. Senza basarci su
tale pratica del bodhisattva non possiamo conseguire la Buddità. La
Buddità non è qualcosa che si ottiene attraverso una comprensione
concettuale. La lettura di innumerevoli scritture buddiste o di libri
sul Buddismo non condurrà nessuno a una reale Illuminazione.
Inoltre,
conseguire la Buddità non significa diventare persone diverse.
Rimaniamo così come siamo, continuando a vivere le nostre esistenze
nella realtà della società dove prevalgono i nove mondi, in
particolare i sei cattivi sentieri. Una filosofia che possa definirsi
veramente buddista non presenta l'Illuminazione o il Budda come
qualcosa di misterioso o appartenente a un altro mondo.
È
fondamentale che noi esseri umani espandiamo la nostra "piccola"
vita, elevando la nostra condizione vitale fino a raggiungere uno
stato infinitamente vasto e onnicomprensivo. La Buddità rappresenta
lo stato vitale supremo.
Daisaku
Ikeda, BS 166 settembre - ottobre 2014 - speciale "La felicità"

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