Fogliano Redipuglia (GO), 17 novembre 1915

Ora che scrivo sono dentro per paura delle granate che ognuna, cadendo, ci fa venire la terra addosso. Ma noi alla nostra fossa abbiamo fatto un altro buco per metterci la testa.
Appena finito, una sete del diavolo! Andai dal mio caposquadra che mi diede un po' di cognac che teneva in una fiala; ma non bastava per calmare la sete. Andai in cerca allora di qualche pozzanghera pulita alla meno peggio e trovatala, ne presi una gavetta, ne bevetti mezza e il rimanente al mio compagno. Poi tornato dal mio Caposquadra che mi diede sigari 3, pane 1, formaggio g.50 e due pezzetti di cioccolata.
Sono le 11, un sole splendido. Misi fuori le mie coperte e la mia mantellina ad asciugare.
Io sono nella mia "tomba", come gli altri, perché le granate ci passavano sopra essendovi lotta di artiglieria.
Qui sotto si parla del più e del meno, ma c'è un freddo d'inferno.
Ecco! Da un momento all'altro scoppia una granata nostra dentro il nostro trinceramento. Noi eravamo, come dicevo, entro la nostra buca. Tutto ad un tratto un sacco di terra somigliante a un sacchetto di cemento, viene a posarsi sopra il nostro telo da tenda che copriva una parte della nostra buca con una grandine di sassi. Noi allora giù colla testa nel buco più profondo.
Poi passò. Venni fuori. Disgrazia orribile! Questa granata era piombata sopra un amico nostro che occupava il posto di vedetta e lo ha squarciato in modo da non poter spiegare. Il pezzo grosso di questo disgraziato andò a finire sopra la "tana" del Capitano e, siccome il sangue gli pioveva dentro, lo fece portare più lontano.
Insomma dal punto dove era a dove piombò avrà fatto 40 metri lasciando in questo percorso sangue e ossa, che ancora sono disperse. Grazie al cielo, per me passò anche questa! Solo che dovetti tornar fuori con i compagni a rimettere a posto la tenda perché sconquassata.
Venne la sera. Intanto il cannone e le granate facevano il fulmine e noi sotto, sempre in silenzio.
Domenico Bodon militare, 124° fanteria, brigata Chieti  

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