Attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo con il giusto spirito (il "cuore" del Daishonin), ogni situazione negativa può essere trasformata in una vittoria
Ikeda
sostiene che il Daishonin fu il primo a dimostrare «che tutte le
persone dell'Ultimo giorno della Legge possono abbandonare il
transitorio e rivelare il vero» (Buddismo e società, n. 106, p.
43). Quindi riguarda tutti. Noi sperimentiamo l'assoluta libertà del
Budda di gioia illimitata quando usiamo il potere del Daimoku per
costruire un cuore che persevera nonostante la paura, che continua a
lottare anche quando sembra che tutto sia finito. «Il "transitorio"
da gettare via - scrive Ikeda - è la debolezza, la vigliaccheria»
(MDG, 1, 254). Il "vero" da rivelare è lo stesso coraggio
del Daishonin.
Quello
che ci vuole dire Nichiren è che la nostra pratica buddista non è
una meditazione da fare al di fuori della realtà ricercando chissà
quale sensazione interiore, ma è uno strumento da usare tutti i
giorni per stare dentro l'esistenza, per lottare contro
l'ingiustizia, per fare in modo che ogni essere umano possa esprimere
la dignità della sua vita.
Con
questo spirito battagliero, che Ikeda definisce umanesimo combattivo,
e che a sua volta trae la forza da un Daimoku combattivo,
"conseguiremo la Buddità senza cercarla".
[...]
La questione non è tanto, quindi, cercare la Buddità, ma
individuare e togliere gli impedimenti che la imbrigliano, quelle
illusioni del cuore e della mente che ci impediscono di percepirla
interiormente. E allora ogni volta che ci tremano le gambe di fronte
alle difficoltà, che ci disperiamo, che ci lamentiamo o riteniamo
qualcun altro responsabile delle nostre sofferenze, quando proviamo
rancore, invidia, impotenza, e anche quando non sappiamo proprio cosa
fare, dovremmo avere la lucidità di riconoscere che queste reazioni,
seppure umane e giustificate, sono delle trappole che ingabbiano la
nostra Buddità.
Ogni
situazione, dice il Buddismo, anche la peggiore, può portare alla
sconfitta o alla vittoria, al dolore o alla felicità. Quindi
catturiamo il cuore e la mente e andiamo a recitare Daimoku davanti
al Gohonzon, ricordandoci che è l'Oggetto di culto in cui Nichiren
ha concretizzato uno stato vitale così potente da far apparire una
cometa proprio nell'attimo stesso in cui doveva essere ucciso.
Cerchiamo di lanciarci al di là di quella che sembra l'ultima
spiaggia, continuando a credere fino a ottenere una risposta. Come ha
fatto Nichiren. E la Buddità si manifesta, senza impedimenti, in
quella gioia, in quell'idea brillante, in quel nuovo punto di vista,
in quel sereno lasciar perdere che dà modo alla vita di esprimersi
liberamente. In quell'essere se stessi come mai.
tratto
da BS 117
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