Attacco a Prà del Voto (3-5 aprile 1916)
Dall’ottobre
del 1915 all’aprile 1916 tutte le azioni della 15° Divisione
Fanteria e in particolare quelle della Compagnia Arditi si erano
susseguite con un unico scopo: quello di occupare la grande barriera
delle Alpi di Fassa.
Così furono occupati successivamente il
monte Salubio, il colle di S. Giovanni, il monte Valpiana e il monte
Collo, seguendo un concetto di avanzata lenta ma razionale, continua.
Ai
primi di aprile per completare la linea avanzata mancava ancora
l’occupazione di S. Osvaldo, che avrebbe protetto le linee di fondo
italiane in Valsugana, baluardo della difesa austriaca.
Alla
fine di marzo 1916 il Comando decise l’occupazione a forza di
S.Osvaldo e diede disposizioni per prepararla ed appoggiarla con le
artiglierie del Carbonile, di Sant’Anna e con punte offensive di
fanteria in fondo valle verso Novaledo.
Furono
destinati all’operazione tre compagnie dell’84°fanteria, una
compagnia mitragliatrici e la Compagnia Baseggio. In appoggio alle
compagnie, le batterie da montagna, dal fondo valle, da S.Anna e le
artiglierie di Carbonile e di Bagni Sella. Non diedero buoni
risultati, a causa del terreno in forte pendenza ed essendo
sprovvisti di punti di riferimento. I loro tiri risultarono quindi o
troppo lunghi o troppo corti.
All’alba del 4 aprile 1916, la
Compagnia Baseggio, assieme ad una compagnia dell’84° fanteria,
occupò una posizione di fronte all’ala destra del trincerone
austriaco, mentre un’altra compagnia dell’84° fronteggiava la
parte centrale e la sinistra del trincerone. Le altre due compagnie
erano tenute di riserva, più indietro.
All’alba
le batterie italiane aprirono il fuoco.
A
mezzogiorno, Baseggio decise di lanciare il plotone Bersaglieri
all’assalto della parte centrale. Il mancato appoggio dell’84°
compagnia determinò l’insuccesso dell’attacco. Anche il plotone
Alpini, rimasto inchiodato nel bosco dal fuoco austriaco, subì
perdite e non poté avanzare.
Nella notte l’azione finì.
Baseggio decise, la mattina seguente, di lasciare due compagnie
dell’84° fanteria a fronteggiare l’ala destra e il centro del
trincerone, per impedire aggiramenti da parte degli austriaci. Con la
sua Compagnia tentò invece l’assalto all’ala sinistra della
posizione nemica, il cui terreno permetteva di avvicinarsi al
coperto. Al comando “Avanti,
alla baionetta”,
gli austriaci, colti di sorpresa, risposero con fuoco accelerato da
tutta la linea, ma fu troppo tardi. Gli italiani si riversarono nel
trincerone e lo conquistarono. L’operazione era riuscita. Baseggio
decise di piazzare le mitragliatrici in direzione di S.Osvaldo e
ripartì subito per una ricognizione offensiva sul colle.
L’intenzione era di studiare le vie del nuovo attacco da attuarsi
all’alba del 6 aprile.
L’intenzione del Baseggio era
quella di attaccare S.Osvaldo con la sua compagnia e altre cinque
dell’84°fanteria. Importante era che i battaglioni di rincalzo si
avvicinassero e giungessero al Volto(oggi chiamato Voto) per
sostenerli nell’azione o per raccoglierli poi nel caso
d’insuccesso.
All’artiglieria fu chiesto un
intenso fuoco di preparazione.
All’alba del 6, i cannoni
italiani tambureggiarono e coprirono la vetta del monte con un fuoco
sostenuto.
Baseggio diede ordine alla
Compagnia mitragliatrici dell’84°fanteria, alle sezioni del
Tenente Pieri di rafforzarsi nel trincerone e da lì sostenere
l’attacco italiano opponendosi in ogni caso a contrattacchi nemici,
o proteggendo l’eventuale ritirata. Alla Compagnia, Baseggio affidò
l’attacco principale per il costone di destra; di rincalzo due
compagnie dell’84°fanteria. L’altra compagnia di fanteria fu
spinta all’attacco di S.Osvaldo per il costone di sinistra.
L’azione doveva essere rapida e simultanea, perciò le due
compagnie laterali erano partite in precedenza. La Compagnia
esploratori partì per ultima.
Un’ora durò l’ascesa e alle
sette, il plotone Alpini, comandato dal giovanissimo tenente Galluzzo
entrava, dopo un furioso corpo a corpo, nella prima trincea nemica e
se ne impadroniva.
Nel frattempo l’artiglieria
italiana aveva allungato il tiro, dopo l’avanzata, battendo le
retrovie fino alla Frattasecca e alla Panarotta, con tiro
d’interdizione.
“Tre, quattro, cinque volte i miei Arditi
dovettero cedere e abbandonare la trincea e ogni volta si slanciarono
avanti e la riconquistarono da soli, con coraggio e tenacia
ammirabili.” Ma le perdite aumentavano. Attorno giacevano
morti o feriti. Mancavano i rinforzi e le munizioni. Delle due
compagnie che avevano attaccato lateralmente non giungevano più
notizie. Nemmeno dalla valle. La compagnia di rincalzo
dell’84°fanteria era rimasta al limitare del bosco.
Andarono all’assalto con quanti
uomini rimanevano. Gli ufficiali erano quasi tutti morti o
feriti.“Dei miei arditi non me ne rimanevano che una
cinquantina. Col cuore infranto, stringendo i pugni per la rabbia mi
portai di nuovo in testa alla compagnia di rincalzo e incitando e
spingendo quei soldati, cercai di trascinarli nella trincea. Sforzi
vani.”
Prima di mezzogiorno la
situazione degli attaccanti era ormai compromessa ed il Baseggio si
rendeva conto dell’inanità di ulteriori tentativi, dando ordine ai
reparti di ripiegare sulle posizioni occupate il giorno prima a Voto
e Valcanaia; ad altre truppe, non alle sue, sarebbe stato concesso di
occupare quella chiesetta, così vicina eppure irraggiungibile.
“Quel
rosso sangue, unito al bianco della neve e al verde degli abeti era
il terzo colore che quel giorno il Destino non volle fosse riunito
con gli altri due, simbolo del nostro vittorioso Vessillo” (tenente
Vacchetta della Compagnia Baseggio).
L’azione, anche a detta di chi
la osservava dai settori laterali, si era sviluppata in modo confuso
e slegato, senza riuscire nell’intento avvolgente con il quale era
stata concepita: il risultato, l’unico della giornata, fu la quasi
totale distruzione della Compagnia Baseggio.
Nei tre giorni di
lotta essa, partita da Roncegno con un organico combattente di circa
200 uomini, aveva riportato complessivamente 146 perdite tra morti,
feriti e dispersi.
Il 12 aprile 1916, in un prato di
Scurelle, dopo le parole di commiato del comandante, gli “arditi”
gli consegnarono la “bandiera della Compagnia” e rientrarono ai
loro Corpi di provenienza.
La Compagnia venne sciolta,
infatti, nei giorni successivi, sia per la difficoltà di ripianare
le perdite, sia soprattutto perché era venuta a cessare la necessità
di un reparto autonomo esplorante, essendo giunte le linee italiane
ed austriache praticamente a contatto.
Nemmeno per gli austriaci, la
lotta per il possesso dell’insanguinato cocuzzolo di S.Osvaldo era
comunque stata uno scherzo. Con i Landesschutzen di monte Broi
respinti sempre più in alto, sullo spigolo Frattasecca e nelle
posizioni di Voto e Valcanaia i bombardamenti italiani avevano aperto
larghi vuoti nelle fila dei difensori. Cristoforo Baseggio non seppe
mai quanto vicino al successo egli fosse giunto in quel fatidico 6
aprile: subito dopo che i volontari esploratori, decimati e
sfiduciati, avevano ripiegato su Voto gli austriaci, non ritenendo
più possibile resistere, avevano infatti ritirato i resti delle sue
due compagnie sulla q.1623 dello Spigolo Frattasecca, immediatamente
sopra il ripiano di S.Osvaldo, lasciando solo un avamposto presso la
chiesetta.
Contro ogni loro aspettativa, gli italiani si
accontentarono però di quanto fino ad allora conseguito,
trincerandosi più in basso, ad un tiro di fucile dal rilievo.(La
Battaglia di Sant’Osvaldo di Luca Girotto)
Università
popolare di Mestre – La Grande Guerra degli Alpini

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