Arrivo a Palmanova
Per
i diciotto chilometri da Udine a Palmanova, abbiamo impiegato quasi
tutta la notte. [...] Schiarisce appena quando entriamo in un
baraccamento distante un centinaio di metri dalla stazione. Non si sa
a quale reggimento saremo assegnati, né quando ci muoveremo. Si
parla di una grande offensiva e si dice che dovremo andare a riempire
i vuoti di un reggimento molto provato; alcuni dicono, invece, che
saremmo rimasti ad attendere una Brigata che deve scendere a
riposo. [...] Dopo il rancio i soldati si sparpagliano nel
recinto: chi scrive, chi sonnecchia, chi si scalda al sole. Io me ne
vado bighellonando verso la stazione. Arriva in questo momento un
treno ospedale. Barelle con corpi immobili, feriti con lo sguardo
allucinato, braccia al collo, gambe dalle fasciature enormi, teste
bendate, visi smunti e barbuti, abiti laceri, stinti, macchiati dalle
esplosioni, luridi di sangue e fango rossiccio.
Dal
diario di Mario Muccini, classe 1895
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