Cadorna, la mattina del 25 ottobre, telegrafava al governo, in via riservata, che: Alcuni reparti del IV corpo abbandonarono posizioni importantissime senza difenderle. La colpa del crollo morale dell’esercito, aggiunse, era responsabilità dei nemici interni e della propaganda pacifista, che il governo di Roma non aveva combattuto adeguatamente così minando la combattività dei soldati. Era l’inizio di una strategia volta a scaricare ogni responsabilità per la sconfitta sui fanti. La mattina del 28 ottobre il bollettino del Comando Supremo, quando furono più chiare le proporzioni del rovescio militare, addossò ufficialmente le responsabilità della disfatta alla mancata resistenza di reparti della II Armata vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico. La pesante accusa, spinse il ministero dell’Interno a fermare la diffusione del bollettino, censurando i giornali che lo avevano pubblicato. All’estero, tuttavia, le accuse di Cadorna ai soldati ebbero diffusi...
" 5 aprile. Ricevo l'ordine di recarmi su M. Broi a q. 1100 (a dare il cambio alle truppe che avevano occupato la quota il giorno 4, n.d.A.). Piove, è buio profondo. Parto. Ci arrampichiamo con le mani (...) su per M. Broi, attraverso rocce e boschi fittissimi. I soldati scivolano, cadono, s'insanguinano le mani. Alle ore 5 arrivo come Dio vuole alla quota. " Mentre il ten. Bongiovanni si apprestava a pernottare nel bosco di acacie sul costone sud-orientale di monte Broi, l'instancabile capitano Baseggio meditava nuovi tentativi d'assalto all'agognata chiesa di S. Osvaldo. " Era in me la volontà inflessibile di conquistarla, dovesse costarmi fino all'ultimo uomo, fino all'ultima cartuccia " scriveva nel 1929 l'ufficiale, involontariamente mostrando, se pur ve ne fosse stato bisogno, in quale considerazione egli tenesse le vite dei soldati a lui affidati. La notte passò insonne, con fanti e volontari impegnati nel consolidamento dell...
Ponte di fortuna sul fiume Isonzo Eravamo già oltre la metà del mese di Giugno, quando improvvisamente la sera circa le ore 22, venne l'ordine di partire, viaggiammo su strade tutte sconnesse e piene di buche, a causa della grande quantità di colpi di cannone, che il nemico sparava continuamente, che avevano fatto diventare le strade, quasi impraticabili, ai lati della strada dove noi camminavamo, c'erano appese delle grandi stoie, che servivano per nascondere il più possibile al nemico, impedendole di vedere i movimenti di truppe, e intanto mentre noi ci avvicinavamo, scoppiavano sopra alle nostre teste, diversi scoppi di granate e di scrappel, e si prin[cip]ciò a vedere dei feriti, fra i quali qualcuno anche in modo grave, e disgraziatamente si ebbero anche diversi morti. Quando giungemmo nella trincea a noi assegnata, erano circa le ore una di notte, la località era Castagnevizza, che era una fra le peggiori posizioni di tutta la zona del Carso, quelli che ebbero da noi il c...
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