La guerra dei forti tra altopiano di Asiago e quelli cimbri X
Il
16 giugno, il bombardamento italiano fu intenso al Belvedere, con
circa 50 colpo da 280 mm. Di essi, 32 erano arrivati al forte e 14
sul cemento armato; 3 avevano colpito la copertura del blocco delle
casematte, 5 sul blocco delle batterie e 2 sul fortino sinistro. La
precisione del tiro italiano era aumentata, tanto che due granate da
280 mm, colpirono lo stesso cratere. Il bombardamento dei medi
calibri era stato debole, 20 colpi. Le nuove forze a disposizione
iniziavano a dare i suoi frutti; entro pochi giorni sarebbe stata
ultimata la nuova strada d'accesso e anche la nuova conduttura
dell'acqua. Gli operai della territoriale erano utilizzati per le
colonne di portatori.
Le
batterie dell'altipiano di Tonezza, continuarono in quel periodo la
loro opera distruttiva verso i forti austriaci di Folgaria e Lavarone
che reagirono; il forte Punta Corbin e le batterie vicine batterono
il forte Luserna che il 17 giugno, ebbe dei danni sopra la
casamatta: tre bombe entrarono nel medesimo punto (neppure 500 sacchi
di sabbia riuscirono a chiudere il buco). Oltre alla chiusura di quel
cratere, si cercarono di riparare i danni, i buchi nel tetto in una
stanza. Il 17, non ci furono molte variazioni al Belvedere; 50
proiettili da 280 mm arrivarono nella zona del forte, 30 colpirono
l'opera e 9 sul cemento armato non provocando nuovi danni. Alle 9.40
di quel giorno, il Busa Verle, fu colpito da un proiettile da 210 mm
la calotta d'entrata sopra la scalinata che raggiungeva la
corazzatura: mancava il calcestruzzo a causa dei bombardamenti. Ci fu
l'ammaccatura di 21 cm di profondità e il proiettile rimase nel
calcestruzzo non essendo esploso. Internamente non ci furono danni.
In un secondo momento il colpo fu tolto.
Dieci
minuti dopo, fu colpita una cupola corazzata sempre da una granata
dello stesso calibro della precedente. Non ci furono dei danni, la
detonazione avvenne a 10 metri dalla zona della cupola con un boato
sinistro e molto fumo. Il giorno successivo, al Luserna, il tenente
Stolzer lasciò il forte. Ci furono 10 feriti: erano genieri che a
causa della corrosione di sodio subirono delle ustioni di secondo
grado. Alle 10 un colpo0 da 280 mm sfondò la volta della sala n.46
che si stava riparando, piegando nuovamente le traverse ed i piantoni
si spezzarono e anche dei danni al piano sottostante. In quelle ore
il bombardamento al Belvedere fu debole: 25 granate da 280 mm e 25 da
210 mm. Il tiro risultò essere molto preciso, con 40 centri sul
forte; 14 nel cemento armato e 7 danneggiarono seriamente la
copertura di fianco del blocco delle casematte.
Davanti
alla cupola n.3, arrivarono 5 proiettili, 2 nel cemento armato. Altri
due, colpirono il cordone della copertura del fortino sinistro
riuscendo quasi a perforare la struttura. Si ripresentava il problema
dell'ingombro di macerie di roccia nel fossato frontale che faceva si
che le mitragliatrici installate in quella posizione non avevano
campo di tiro. Nel corso della giornata, il forte Verena non fu
oggetto di bombardamento del mortaio da 305 mm. Si vide che gli
austriaci ad ovest del Luserna c'era dell'attività per dei
rafforzamenti occasionali. Per disturbare i lavori di Comando di
settore propose di far bombardare la zona con le batterie di
Campomolon. Erano in fase di approntamento 2 pezzi da 149 mm G su
affusto da difesa: i lavori non sarebbero terminati presto.
La
batteria da 75 mm del Verena sparò pochi colpi, assieme a quella di
Campo Posellaro su Millegrobbe cercando di disturbare le batterie di
medio calibro della zona. Sul lUserna diressero il tiro la batteria
di Croce del Civello e di Mandrielle e il forte Campolongo. La
batteria da 149 di Porta Manazzo durante la notte e la giornata
eseguì il tiro contro lo Spitz Verle e nel punto dove c'era un
riflettore. I pezzi da 75 mm di Campolongo fecero fuoco nel quadretto
4758 dove c'erano dei lavori per le difese accessorie. Il tiro fu
poco efficace perchè la posizione era molto defilata e allora
intervennero i pezzi da 149 del forte con shrapnels che dispersero i
lavoratori. Nella notte continuò il tiro metodico. Forte Corbin
sorvegliò Cima Notte e sparò nella stessa direzione dell'altro
forte italiano anche shrapnels.
Il
19 giugno, il generale Pietro Mirandoli, comandante del genio della 1
armata, inviava al comandante dello sbarramento, una relazione sui
lavori da eseguirsi al forte Verena, dopo una visita, nella quale
sosteneva:”di essere pienamente persuaso della necessità di
mantenere il forte in azione anche sotto la minaccia di nuovi tiri da
305 austriaci; e della possibilità di ciò ottenere con sicurezza
sufficiente per il personale. Trattasi perciò di ricorrere a
provvedimenti di diverso carattere. Il generale sosteneva che non
potevano essere modificate le dimensioni della copertura che erano
risultate inefficaci. Si poteva peraltro diminuire assai la struttura
cellulare, causa certa debolezza, con alcuni riempimenti cementizi,
sopprimendo così tutte le riservette al piano corridoio ed il locale
dell'impianto elettrogeno al terreno, riducendo inoltre a metà la
profondità dei locali del piano inferiore. Così facendo si sarebbe
resa più difficile la penetrazione di grossi proiettili e si
sarebbero diminuiti i danni da essi arrecati. Questi provvedimenti
dovevano essere eseguiti su ordine del generale Brusati.
Quel
giorno il forte Campolongo, ancora molto attivo nella notte tra il 18
e nella mattinata del 19, eseguì il tiro contro le difese nord-est
del paese di Luserna, inoltre iniziò l'aggiustamento del tiro ad est
della precedente posizione, ma il tiro non potè essere compiuto a
causa del cattivo tempo. Nel terreno circostante il forte Luserna
fervevano i lavori e preparativi, gli austriaci utilizzavano la
strada di Costalta per i rifornimenti; il tiro italiano disperse i
lavoratori.
E
si continuò così tra alterne vicende ai preparativi per la
strafexpedition.
Facoltà
di Storia – Università Cà Foscari Venezia – docente prof.
Casellato Alessandro – partecipante come uditore

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