CAPORETTO I giorno - 24 ottobre 1917 Per parte avversa

Dopo la mezzanotte del 23 ottobre, mentre cade una pioggerellina fine, insistente, il paesaggio è avvolto da nebbie e immerso in una profonda oscurità. Alle 2 del 24 ottobre parte una salva di artiglieria e prima che l'eco del suo scoppio si spenga, si scatena il fuoco dì migliaia di cannoni; la cadenza dei colpi diviene tambureggiante; gli scoppi delle granate a gas si perdono attutiti. Un eco possente accresce l'impressione provocata da quella furia spaventosa. Dalle opposte posizioni riflettori perlustrano gli avamposti, un po'si fanno sentire le artiglierie, ma il temuto tiro sistematico di distruzione contro le posizioni di partenza degli attaccanti, con nostra meraviglia non si verifica affatto. I riflettori si spengono, sembra che il nemico non si sia preparato, nonostante le informazioni dei disertori; il loro fuoco d'artiglieria non raggiunge mai una intensità degna di nota, anzi cessa quasi completamente; forse il gas ha cominciato il suo effetto gradatamente si attenua l'azione della nostra artiglieria, fino al silenzio; alle 6 il fuoco si scatena nuovamente con tiri di lanciamine e il metodico fuoco di interdizione dell'artiglieria. Dalle 6.30 l'intera massa delle bocche da fuoco procede ad un serrato tiro di distruzione fino alla massima celerità ottenibile dai pezzi e dai loro serventi. 
I combattenti più esperti, che un simile frastuono infernale non avevano udito né sulla Somme né a Verdun, esclamano "oggi non vorrei proprio essere un italiano". I Iancia mine concentrano il tiro sulla linea avanzata italiana in valle Isonzo, l'artiglieria batte i capisaldi sui crinali e tiene sotto tiro con granate a gas centrati sulle feritoie, le batterie italiane in caverna; l'effetto apparirà eccellente, le posizioni italiane avanzate sì troveranno pressoché soffiate via dal tiro dei lancia mine. Le fanterie lasciano le posizioni di partenza prima del momento dell'irruzione, per essere addosso alle linee nemiche al momento dello scoppio dell'ultima granata. Nessun tiro di sbarramento da parte dell'artiglieria italiana, che appare come paralizzata; solo un modesto tiro di interdizione in alcune zone. Alle 8 le fanterie si lanciano in avanti contemporaneamente sull'intero fronte, senza sparare un colpo; la linea italiana più avanzata viene superata al primo assalto; inizia una forte pioggia che dura tutta la giornata e rende scabrosa la salita dei pendii, divenuti viscidi; il collegamento fra truppe avanzanti e artiglierie continua a funzionare regolarmente.
Settore conca di Plezzo, gruppo Krauss Obiettivi per il giorno 24/10/1917
22 divisione Travolgimento delle posizioni nemiche in conca di Plezzo, avanzata oltre Saga, occupazione di slancio del monte Stol; Edelweiss (AU) Avanzata in valle Uccea, presa del monte Cuklja; 55au divisione AU Occupazione di Jama Planina, Krasj Vrh, Caporetto
Ore 2, lancio di gas da 900 bombole, bombardamento di artiglieria fino alle 6. Il tiro di distruzione ha effetto devastante: trincee spianate, sotterranei schiacciati, brecce nei reticolati larghe 4 - 5 metri e profonde fino a 30 metri!. Alle ore 8 le fanterie balzano in avanti; in conca di Plezzo superano una debole resistenza; alle 12 raggiungono la linea di difesa, alle 17.30 conquistano la linea a ridosso del Polovnik. Nella zona del Rombon i reiterati attacchi non hanno fortuna, a causa della neve alta e del terreno impraticabile; la truppe rimangono inchiodate per ore davanti alle stazioni nemiche intatte, alla fine si devono ritirare sulle linee di partenza L'attacco contro Jama Planina e Za Kraiu inizia alle 9.30; l'attacco al monte Vrsic viene respinto da una bufera di neve e dalla reazione nemica; sul monte Polovnik l'avanzata è bloccata dai reticolati ancora intatti e dal fuoco nemico; un nuovo attacco dopo il calare della notte è prevenuto da un contrattacco italiano, a sua volta respinto alle 23. In fondovalle la 22a divisione marcia su Saga; alle 21 assale lo sbarramento di Podcela, con esito negativo; l'avanzata è rinviata all'indomani; in questa prima giornata la divisione ha catturato 3700 prigionieri e 80 cannoni.
Settore Tolmino nord, gruppo Stein Obiettivi per il giorno 24/10/1917
50" divisione 12" divisione Presa di Caporetto, dalla Iinea monte Nero - Dolje Attacco alle posizioni sulla destra Isonzo;
Alpenkorps e btg. del Wrirttemberg Presa del monte Podklabuc, delle posizioni di Planina Kovaciceva, del monte Hlevnik (Costa Raunza)
Azione della 50. divisione d'assalto 
Alle 8 sfonda la linea avanzata tra Slieme e Mrzli; un energico contrattacco nemico viene respinto; un battaglione si butta giù verso Gabrje e sblocca l'avanzata della divisione contigua (12"), fermata al primo assalto davanti alle posizioni nemiche. l'attacco a Planina Leskovica procede con lentezza; il monte Rosso viene preso con il brillamento di una mina; sulla vicina cima del monte Nero il nemico continua a tener duro. Alle 11 si giunge a Krn, con un migliaio di prigionieri e 13 cannoni. L'attacco del grosso della divisione alla seconda linea italiana monte Kozliak - fondovalle a sud di Vrsno, è bloccato dalla brigata Alessandria e reparti di bersaglieri presso Kozljak e monte Pleca. Una brigata raggiunge Ladra e Idresca e si spinge fino a Caporetto; alla sera risultano catturati circa 7000 prigionieri e 90 cannoni. 
Azioni della 12' divisione
Alle 8 si lancia all'assalto e alle 9 annuncia il crollo della prima e della seconda linea italiana, il temuto tiro di fiancheggiamento nemico non si verifica. Alle 9.30 i reparti di testa sono a metà strada tra Gabrje e Volafe; le posizioni italiane sono scardinate; alle 10.30 le truppe superano Volarje e giungono alla seconda linea italiana, a Selisce; in fondovalle l'avanzata supera Selisce e la linea di difesa italiana.
La caduta delle posizioni italiane che ancora resistono in alto è solo questione di tempo. Ai piedi del Kolovrat vengono sorprese molte batterie di grosso calibro mentre sparano, gli artiglieri si difendono coraggiosamente, anche con le rivoltelle, ma vengono sopraffatti. Alle 11 .15 un reggimento è a Kamno, si scontra con formazioni italiane in discesa dal monte Nero e le cattura in massa; alle 14 occupa il ponte fra Ladra e Idresca.
Combattimenti a Golobi e Luico e conquista di Caporetto 
L'avanzata su Luico con risalita del costone del Kolovrat, dopo 3 ore, alle 15.30 sbocca sulla carreggiabile Idresca - Luico, a nord di Golobi; qui si cattura una colonna di rifornimenti italiana in marcia, un reparto bersaglieri alle prese con un telefono e l'avanguardia di una colonna di bersaglieri che reagisce e in parte riesce a svincolarsi; tra Idresca e Caporetto fa bottino di animali da soma, automezzi, cannoni di ogni calibro e centinaia di prigionieri. Questi, separati dagli ufficiali, parte frastornati e parte allegri, agitano fazzoletti bianchì al grido di "viva Germania" si affrettano verso Tolmino nell'intento di mettersi al sicuro; a loro volontà di combattere ed il loro coraggio sono caduti molto in basso. Alle 15,30 assalto a Caporetto, occupata strada per strada; si cattura anche un generale di divisione (il generale Farisoglio). Il bottino è gigantesco: automezzi, cavalli, parchi di veicoli, depositi di viveri e materiali; la popolazione slovena saluta i liberatori germanici. L'incredibile è avvenuto! Caporetto, obiettivo della prima giornata, oltre 15km dietro la linea avanzata italiana, è in mani tedesche.
Azione dell'alpenkorps e del battaglione da montagna del wiiÌttemberg
L'alpenkorps muove alle 7.55 e penetra nella linea avanzata italiana; il nemico si arrende dopo scarsa resistenza. Viene liquidata una batteria che sta sparando; un presidio nemico contrattacca con successo; alle 10 si rinnova l'assalto subendo forti perdite; alle 10.30 un aggiramento pofta alla resa di 12 ufficiali e 150 soldati. Il Leisce Vrh, sapientemente fortificato e ben difeso, è aggirato e sorprendentemente il presidio si arrende, il Leisce Vrh è conquistato. Alcuni prigionieri gridano',viva Austria'; poi "viva Germania"; sono le 11.15. L'avanzata verso l'Hlevnik è inesorabile; alle 11.30 è cattturata una batteria da 150, poi dopo 30 pezzi da montagna, grossi calibri e obici; il poderoso "Hurrà, degli assalitori paralizza i serventi, che arrendono; i loro ufficiali sono sorpresi in caverna mentre fanno colazione, altri artiglieri mentre giocano a carte; sulla dorsale della Val Kamenca si incontra forte resistenza con contrattacchi da piir direzioni che provocano sensibili perdite; nel villaggìo di Kamenca sono catturati 15 ufficiali e 200 soldati, bombarde e mitragliatrici; alle 14 sono raggiunti la vetta ed il versante ovest dell'Hlevnik, che risultano indifesi. Verso il passo Zagradan viene catturato un reparto someggiato, dotato dì magnifici muli; a ovest del Podklabuc si trovano trincee ben presidiate e difese con contrattacchi. Il battaglione del Wùrttemberg muove alle 8.30, giunge a Costa Raunza senza disturbo dell'artiglieria ìtaliana; avanza nel bosco, giunge e prende Foni nel tardo pomeriggio con un colpo di mano mentre cala l'oscurità; al passo di Zagradan/ alla base del monte Podklabuc, giunge sulla strada e inizia l'attacco alla cima; le difese, viste dal basso, appaiono una vera e propria fortezza, il presidio è in allerta; una compagnia, non vìsta, trova un varco tra i reticolati, balza nella prima postazione e quindi in una seconda; il terrore si impadronisce del nemico, solo alcunì riescono ad usare il fucile, la gran parte si rifugia nelle caverne; si conquistano tutti i fortini; si catturano molti ufficiali e oltre 300 soldati, un grande quantitativo di armi, munizioni, viveri e materiale bellico; alle 17.30 il Podklabuc è preso. La pietra angolare del Kolovrat è caduta già il primo giorno della battaglia.
Settore Tolmino sud, gruppi Berrer - Scotti 
Obiettivi per il giorno 24/10/1917 
Gruppo Berrer Divisioni 20Oa e 26^ 
Presa del monte Jeza, secondo pilastro del sistema nemico 
Gruppo Scotti 1a divisione AU 
Presa del monte Varda Vrh, del Globocak, assalto alla 2a linea italiana, avanzata su Castagnevizza avanzata da Sella Volzana, via Krad Vrh e Javor, forzamento dei ponti sull'Isonzo a Ronzina e Log.
Azione de! gruppo Berrer 
Alle 7 .45 le truppe escono di corsa dalle posizioni e giungono ai reticolati nemici senza essere visti, sono fitti, profondi e intatti, le linee sono a soqquadro e prive di difesa; giungono Cighino senza scontri; fuoco di mitragliatrici provoca perdite; nell'avanzata si catturano diversi prigionieri e 10 bombarde; si giunge sulla strada per Cappella Slieme; in una gola vengono investite da fucileria e mitragliatrici da postazione attrezzata in modo eccellente; l'avanzata è interrotta, non è possibile sopraffarla. L'attacco al monte Jeza, a Jeseniak è bloccato; per fortuna  le batterie nemiche in caverna tacciono, Entra in azione l'artiglieria amica, il nemico si intana nelle caverne; le postazioni vengono distrutte a cannonate e occupate; quota 431 è difesa dai pochi italiani rimasti; più a nord gli italiani si battono con maggiore energia; con un aggira mento si cattura un comando di battaglione, 150 uomini e diverse mitragliatrici; alle 11,10 leseniak è presa. Alle 7.55 sul versante nord, è occupata una posizione a quota 260, potentemente fortificata, alle 8.30 è occupata quota 531, pochi mitraglieri resistono valorosamente, lottando corpo a corpo; alle 9.45 ogni resistenza è travolta, nonostante il fuoco nemico di artiglieria e bombarde; l'avanzata sembra una esercitazione; alle 11 si giunge sotto la cresta del falso Jeza e si occupa quota 631, nonostante l'aspra resistenza; in basso si vede il nemico ritirarsi con carriaggi e traini. Quota 760 viene presa dopo un breve combattimento; alle 11,15 è conquistata la cima del "falso Jeza"; il comandante del caposaldo è preso mentre fa colazione; alle 14 l'avanzata porta a quota 835 dove si cattura una batteria in piena attività Sul vicino Jeza comincia il bombardamento di artiglieria; il nemico non ha preso alcuna iniziativa; verso le 16,30 si respinge un contrattacco italiano tra il falso Jeza e lo Jeza; nello slancio una pattuglia balza in vetta dello Jeza, ma viene respinta con l'intera formazione; la giornata volge al termine, appare impossibile conquistare in breve l'obiettivo. Il comando informato del fallito attacco, invia un battaglione con l'ordine di prendere lo Jeza ad ogni costo; protette da mitragliatrici leggere, le truppe piombano giù dal pendio del falso Jeza salgono sullo Jeza e dopo breve scontro conquistano la cima; il suo forte presidio avvilito, depone le armi. Dopo il Podklabuc è caduto il secondo pilastro del sistema difensivo italiano sul Kolovrat, lo sfondamento appare cosa fatta, Le truppe hanno il morale altissimo per l'enorme bottino di viveri, un migliaio di prigionieri, 99 cannoni,45 bombarde,75 mitragliatrici, fucili e materiale bellico di ogni ogni genere.
Azione del gruppo Scotti 
L'attacco inizia alle 8, in fondovalle una postazione oppone resistenza gagliarda che impedisce la risalita sul Kolovrau alle 9 il tiro dell'artiglieria nemica arreca sensibili perdite; il nemico si difende validamente e coraggiosamente, le posizioni devono essere strappate con scontri ravvicinati; alle 9,30 è occupata l'intera dorsale di Cemponi; alle 10,15 è la volta del monte Zìble Vrh, poco dopo cade il monte Cucli Vrh, tra le 12 e le 13 viene preso il monte Varda a ovest di Cemponi. Alle 16 viene assalito il Krad Vrh e la seconda linea italiana; alle 15.25 si incontra un sistema fortificato, fra Bizjak e Auska, accanitamente difeso; solamente alle 22 si riesce ad irrompere in questa linea. Nell'azione vengono catturati 4600 uomini, 77 cannoni, 32 mitragliatrici e molto materiale. E' stata aperta una grossa falla nello schieramento nemico, resiste il solo Globocak con le sue potenti fortificazioni.
Università degli studi Cà Foscari Venezia - Prima guerra mondiale Caporetto - docente Coglitore Mario - partecipante come uditore


 


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