CAPORETTO - I giorno - 24 ottobre 1917 per parte italiana -
La sera del 23 ottobre 1917, sulla valle dell'Isonzo cade
una acquerugiola fine, gelida, uggiosa, che si condensa in
nevischio sulle vette e sulle creste del Rombon, del monte Nero, del Rudecirob; nelle trincee le vedette, inzuppate d'acqua, aguzzano invano lo sguardo nell'oscurità;
nelle caverne, nelle buche malamente ricoperte con teli
da tenda, i fanti con uniformi, scarpe, coperte intrise di
pioggia, sonnecchiano.
Nelle seconde linee. nei paeselli diroccati, nelle vallette,
i battaglioni a riposo sono dispersi fra baraccamenti ed
accantonamenti che, al confronto con la prima linea, offrono il conforto di un po'di paglia trita, del rancio caldo
e di un relativo riparo dalle intemperie.
Le artiglierie tacciono, accanto ai cannoni (sono 2400 dal
Rombon a Gorizia) sonnecchiano pochi serventi; dalle
posizioni avanzate salgono al cielo razzi illuminanti, che
non rIescono a fendere le profonde tenebre per l'opacità
dell'atmosfera, pregna di umidità.
Radi colpi di fucile echeggiano, come sempre accadeva
di notte.
Una calma densa, plumbea regna dietro le linee italiane.
Alle 2, dalla quota 428 del Pan di Zucchero, sopra la
conca di Tolmino, salve di batteria rompono il silenzio e
vampe illuminano le tenebre; è il segnale, tuonano tutti
i cannoni nemici, dalla conca di Plezzo alla Bainsizza, a
cento a mille, è tutto un rimbombo che percuote valli e
monti, mentre la luce rossastra delle vampe filtra attraverso l'oscurità.
Dalle posizioni italiane qualche riflettore si accende a
sciabolare le tenebre.
I fanti in prima linea hanno la sensazione di essere dei
privilegiati, il fuoco si è scatenato sulle seconde linee,
sulle retrovie/ sugli abitati.
Sul fondo della conca di Plezzo, sulla destra dell'Isonzo
cadono con tonfi sordi, proiettili sconosciuti, pare che le
spolette facciano cilecca.
Novecento bombe rilasciano una nube di gas, che per due
ore sommerge il battaglione Friuli, schierato dinnanzi a
Plezzo.
Alle 4.15 le artiglierie nemiche rallentano il ritmo e alle
4.30 tacciono, sporadiche salve di tanto in tanto, la calma
sembra tornata su tutta la linea.
In qualche comando italiano si pensa che l'atteso attacco
non si verificherà quel giorno, perché pioggia e nebbia
impediscono il coordinamento dell'azione tra fanteria e
artiglieria.
Alle ore 6 entrano in azione le bombarde e alle 6.30 tutte
le artiglierie nemiche riprendono a sparare senza sosta e
con crescente violenza: le granate cadono a grappoli sulle prime linee e sui rincalzi, tutto sconvolgendo; nessun
collegamento tra le truppe è più possibile.
Alle 7.30 un boato soverchia per un attimo il frastuono,
sotto la posizione del monte Rosso, esplode una mina
che spazza l'esile trincea italiana di bordo al precipizio;
dalle 7.30 alle B il fuoco del e artiglierie e delle bombarde
raggiunge la massima intensità; soltanto nelle caverne,
nei profondi ricoveri è possibile sopravvivere; i fanti subiscono la sensazione deprimente del pericolo, ma anche
l'angoscia di sentirsi abbandonati dalle proprie artiglierie,
che non sparano.
Tra le ore 8 e le 9, su questi fanti irrompono improvvisamente gli assalitori, senza essere sottoposti a quel tiro
di sbarramento delle artiglierie amiche, sul quale i fanti
hanno sempre posto fiducia. E' il primo episodio della tragedia: l'attacco alle posizioni avanzate.
Settore di Plezzo ,
IV corpo d'armata
Linea Rombon - Plezzo - Saga
Sul Rombon gli attaccanti vengono respinti e ricacciati
nelle posizioni di partenza, dalle "truppe del Rombon" (4
battaglioni alpini e uno del reggimento Friuli).
In fondovalle, sulla destra dell'Isonzo, alle ore 9 gli attaccanti superano le posizioni eliminate col gas e occupano
Plezzo, avanzano lentamente e alle 11 impegnano un vivace combattimento con una compagnia alpina davanti a
Puzne, concluso alle 12.
In tre ore l'avanzata è di circa 3 km, nel totale di 12 ore
è di circa 6 km, compreso il superamento delle posizioni
"gasate" e di una compagnia alpina.
Sulla slnistra dell'Isonzo gli attaccanti non riescono a superare la linea avanzata, alcuni loro reparti alle 17.30
raggiungono Polianlca (Podiluzza) e a tarda notte la stretta di Pod Celom, senza suPerarla.
Le truppe che tengono il fronte fra l'Isonzo e le pendici
del vallone dello Slatenik, ricevono ordine di ripiegare
verso Saga, cosa che faranno lentamente soltanto all'imbrunire.
Al cadere della notte la linea di reslstenza a oltranza nella
conca di Plezzo, dinanzi alla stretta di Saga è in possesso
delle truppe italiane, non ancora attaccate. Sul Polovnik, nella mattinata non vi è contatto col nemico;
nel pomeriggio si verifica l'attacco, il presidio di fanteria
viene sopraffatto, gli alpini ricevono ordine di ripiegare,
cosa che fanno nella notte.
Il personale della batteria da 149 in posizione a Jama
Planina, ritiene di essere in pericolo di accerchiamento,
inutilizza i pezzi e passa l'Isonzo a Ternova, prima delle 17.15.
Da fonte nemica risulta che nessun reparto ha attaccato
Jama Planina il giorno 24; l'unica formazione sul posto è
un battaglione , che non rappresenta un pericolo di sfondamento.
Linea Krasi - Vrsic - monte Nero - monte Rosso
Lo Javorcek viene attaccato alle 8; in fondo al vallone
dello Slatenik il nemico riesce a sopraffare il presidio;
sulle pendici del Krasi la resistenza di due compagnie
mitragliatrici lo costringe a deviare alla sua destra, in
direzione di Jama Planina; altri reparti nemici avanzano
verso la sella di Za Kraiu.
Il nemico viene respinto e la linea di resistenza del Krasi,
per quota 1270 al Vrsic, rimane intatta, nonostante una
mina sotto il cocuzzolo Camperi.
Un attacco al cocuzzolo del Vrsic viene nettamente respinto; medesima situazione verso la selletta di Za Kraiu.
La linea di resistenza dal Krasi al monte Nero rimane
intatta per tutto il giorno, la linea dal Vrata alla selletta
nord del monte Nero non viene attaccata; anche la vetta
del monte Nero non viene attaccata.
16
Alle 7.30 il monte Rosso viene fatto saltare dal nemico con una mina, ma la resistenza si rinsalda a colletta
Sonza, cosicché, per tutto il giorno, il nemico non riesce a prendere contatto con la linea di resistenza a oltranza
monte Nero - Colletta Kozliak - Pleca - Spica.
Nella conca di Drezenca, alle 15, la linea di resistenza non
è nem men o intaccata .
Le truppe, con il morale elevato per il successo, sono in
efficienza; le riserve sono intatte, le artiglierie sono tutte
efficienti.
Settore Tolmino nord, XXVrI corpo d'armata
Linea Slieme - Mrzli - Vodhil - sinistra Isonzo
Colletta Slieme: dopo la presa del monte Rosso, il nemico non riesce ad avanzare oltre Colletta Sonza; alle 9.30
scende nella conca di Krn e attacca frontalmente, ma viene respinto; procede allora ad una manovra che minaccia
di aggiramento il presidio, costringendolo a ripiegare.
Il presidio resiste e soltanto alle 11 il nemico si impadronisce della ridotta di Planina Leskowska e del villaggio di Krn.
Mrzli e Vodhil: alle 7.30 ìl nemico attacca da posizioni sovrastanti, supera di slancio le trincee, senza essere ostacolato dallo sbarramento dell'artiglierie italiana e sfruttando il brillamento di una mina sotto il "caposaldo Mrzli".
In diversi settori si combatte a lungo, benché le trincee
siano spianate ed i reticolati pressoché scomparsi; alle 9
viene accerchiata la lunetta A del Mrzli, mentre la lunetta
B ed "budello" alle 11 resistono ancorar come pure diversi
settori del Vodhil; risulta che alle 15 ci sia ancora resistenza al trincerone del Mrzli.
Sono purtroppo resistenze inutili, perché il nemico oltre
a penetrare negli intervalli della linea, già dilaga nelle
retrovie. Due sfondamenti provocano il crollo del fronte della 46"
divisione e precisamente:
- uno sulla direttrice Slieme - Mrzli fondovalle
- uno sulla direttrice Gabrie - Volarie in fondovalle Isonzo
Alcuni battaglioni in riserva non oppongono una seria resistenza, il nemico può muovere verso nord e costringe al
ripiegamento le truppe in linea verso Krn e Selisce.
Lo sbarramento dinanzi a Gabrie (due compagnie ridotte
a 80 fucili anzichè 250) respinge un primo attacco, ma
viene sopraffatto da nuove forze sopraggiungenti.
Il nemico cattura un comando di reggimento, alle 10
giunge a Volarie e alle 10.30 a Selisce; supera in circa
mezz'ora una prima resistenza, alle 11 sbaraglia un battaglione sorpreso in marcia; viene arrestato per breve
tempo, da un ultimo reggimento, che tenta una disperata
difesa.
Resiste ancora il settore della linea di resistenza ad oltranza dal Pleca a Vrsno fino all'Isonzo; le truppe sono
schierate in alto, ai due lati del Vrsno, il fondovalle è
sgombro in quanto il battaglione dì presidio è stato inviato verso Selisce.
In fondovalle Ia 12" divisione slesiana (tedesca) marcia
in formazione e trova via libera.
Alle 14 giunge a Ladra, alle 15 una sua pattuglia giunge a Caporetto gettando l'allarme, le truppe di presidio
fanno saltare il ponte.
Così si compie l'aggiramento delle due divisioni di presidio (46a e 43o), la linea di resistenza. In conclusione, su tutto il fronte del IV corpo d'armata,
i battaglioni in prima linea hanno combattuto e resistito, alcuni mantenendo le posizioni, altri per quanto il
fuoco di distruzione nemico e l'inefficace fuoco amico
lo hanno consentito; non si sono verificati cedimenti
ingiustificabili.
Hanno ceduto inspiegabilmente presto sei battaglioni in
seconda linea, tre nel vallone di Krn e tre all'altezza di
Selisce.
Alle ore 15 la linea di resistenza a oltranza del IV CdA è
rimasta intatta, ad eccezione del tratto Vrsno-fondovalle Isonzo.
Settore Tolmino sud, XXVII corpo d'armata
Linea destra Isonzo - Jeza - Krad Vrh -
Cukla - destra Isonzo
Una colonna della 12 divisione slesiana marciante in fondovalle, si dirige alla rotabile di destra Isonzo, da Tolmino
verso Idersko e Caporetto.
Una parte della formazione piega a sinistra, puntando su
Golobi e Luico.
La colonna incontra solo sbarramenti sguarniti e sporadiche resistenze da parte di artiglieri sorpresi di vedere
truppe nemiche; supera senza essere intravista, lo sbarramento di Foni; in uno squarcio di nebbia la colonna
viene avvistata, ma è identificata come formazione amica o colonna di prigionieri; quando viene riconosciuta è
orami tardi, ogni collegamento con l'artiglieria è stato
interrotto.
Alle 12 due compagnie vengono inviate per contrastare la
colonna, passando per il ponte di Idersko, ma non riescono a schierarsi e sono sopraffatte; la colonna nemica entra in ldersko alle 13 e alle 15.30 è dinanzi a Caporetto.
Nel paese viene organizzata una difesa, ma il nemico compie una diversione e aggira per l'alto, alle 16 entra
nell'abitato, prosegue poi per Staroselo e Robic, che occcupa alle 22.30.
Il battaglione da montagna del Wùrttemberg lascia le sue
posizioni di partenza alle 8, inizia l'avanzata percorrendo il lungo pendio boscoso di Costa Raunza e raggiunge
Foni; nel percorso cattura un plotone di presidio a un
trinceramento, senza che sia dato l'allarme; quindi sorprende una batteria da 210 e poi una da 105; entrambe
le posizioni appaiono già abbandonate dal personale; alle
12 raggiunge monte Plezia/ catturando piccoli gruppi che
oppongono resistenza.
L'alpenkorps lascia le sue posizioni di partenza alle B,
attacca con due colonne Costa Raunza, monte Leschie e
si collega con il battaglìone del Wùrttemberg sotto monte Plezia; una parte delle truppe è impegnata presso il
villaggio di Kamenca da truppe italiane che combattono
accanitamente e accennano anche a contrattaccare.
Alle 14 giunge sulla vetta del Plezia, prosegue e attacca
Volzana, a cavallo di Costa Duole, dove viene nettamente
arrestato dinanzi alla prima linea, tanto che l'attacco fallisce completamente.
Una formazione sbocca da Ciginje, dopo un attacco inizziale favorevole, si arresta sotto quota 860, sul costone
dello Jeza, verso Duole, perché sottoposto a violento fuoco di fronte e sui fianchi.
Nonostante queste forti resistenze, fra le 12 e le 13 il
nemico raggiunge la dorsale e la posizione di resistenza
fra monte Varda e Marlauz, muove all'assalto del monte
"falso" Jeza e alle 14 lo conquista e ne occupa la cima.
La I divisione AU si muove alle 8, una prima brigata attacca il monte Varda e le pendici nord di monte Zible, l'azione dell'artiglieria italiana provoca forti perdite, ma
non evita la conquista dell'intero costone, concluso alle
9.30, nonostante la coraggiosa difesa Il monte Zible viene conquistato alle 13; superate le
pendici sud del monte Varda a Jazne, inizia il movimento
verso Dolina, oltre il fondo di Val Doblar.
Alle 16 conquista il Krad Vrh, subendo forti perdite.
I resti del X gruppo alpino ripiegano sulla linea di sbarramento della Val Doblar impedendo al nemico di scendere in valle Isonzo, fino a tutta la notte del 25.
Sul fronte della 19" divisione, la situazione è grave, ma
non disperata.
Il battaglione del Wùrttemberg e una formazione dell'alpenkorps, preso il Plezia, avanzano verso il passo di Zagradan, presidiato da 2 brigate (Taro e Spezia).
La 190 divisione ha nella zona un reggimento (75' Napoli), un battaglione alpino e in riserva una brigata (Puglie);
per arginare lo sfondamento e rallentare la marcia del
nemico è necessaria la loro resistenza ed un pronto intervento delle riserve; invece, alle 15, ì comandanti delle
due brigate di presidio ordinano la ritirata dalla dorsale.
Le artiglierie in posizione su Costa Raunza, Costa Duole
e sul dorsale dello Jeza sono perdute, ma lo schieramento dei medi calibri sul Kolovrat, sulla dorsale Clabuzzano
- monte Xum, Ostri Kras e Globocak ha magnifiche possibilità di intervento, ma gli artiglieri lo hanno già abbandonato.
In conclusione, sul fronte del IV CdA, fra le 15 e le 16 la
situazione è grave ma non disperata; la linea di resistenza a oltranza è conservata, ad eccezione del tratto Vrsno
- Isonzo; il nemico non ha ancora preso contatto con la
difesa della stretta di Saga.
Sul fronte del VII CdA, fino a quando resistono la stretta
di Saga, la conca di Drezenca, dal Polovnìk al Vrsic, dal
monte Nero al Pleca, il Matajur, il Kolovrat e ìl Globocak,
la situazione non è d;sperata.
ll nemico ha sfondato in sole due direttrici:
- fondovalle Isonzo, giungendo a caporetto
- a sud dello Jeza, senza raggiungere la testa Judrio fra
monte Piatto e monte leza.
Nel pomeriggio, il comando del IV CdA ordina alla 43'
divisìone di attaccare verso iì fondovalle Isonzo, in direzione Libussina e Smat; il suo comandante, generale
Farisoglìo, ordina di ripiegare dalle posizioni occupate,
decisione incomprensibile dato il possesso della linea dì
resistenza; poi si reca a Caporetto per chiarimenti e viene
preso prigioniero.
fordine di rìpiegamento di Farisoglio perviene solo ad alcune formazioni, non a quelle schierate fra Krasi - Vrsic e
monte Nero e sulla lìnea di resistenza Kozliak Pleca.
fordine è invece subito noto al personale dei servizi, che
si affretta ad eseguirlo nel maggior disordine, nonché agli
artiglieri che si ritirano abbandonando i pezzi.
Dalle 18, la 50" divisione lascia la stretta di Saga, quando
il nemico non vi è ancora giunto.
Il comandante, generale Arrighi, prende questa decisione
dietro e informazioni dello stato maggiore del IV CdA,
colonnello Boccacci, a cui risulta che il fronte della 46"
divisione è sfondato, il comandante della 43' è catturato, dalla conca di Drezenca giungono notizie confuse; il
colonnello dispone che la 504 divisione ripieghi su monte
Stol, per assicurare lo sbarramento di valle Uccea e tenere i monti Romboncino e Cukla.
Le due ritirate rendono inevitabile la sconfitta del 24 ottobre senza salvare truppe in condizioni di sufficiente
efficienza e aprono al nemico la via per le valli Uccea e
Resia, che si riveleranno le più pericolose.
In conclusione, fra la sera del 24 e il giorno successivo,
tutti i pilastri della resistenza italiana cadono, non tutti
per l'azione del nemico; le brecce vengono amplificate e
la situazione d ivìene irreparabile.
ll fronte è slondato su due direllrici:
- Caporetto Robic, settore del IV CdA
- testata dello ludrio, settore del XXVII CdA, dove sono
superate la line avanzata, la linea di resistenza a oltranza
e intaccata la linea di armata.
E' ancora intatta la "cortina" dal Matajur al monte Piatto,
sulla quale è schierato il VII CdA.
Università degli studi Cà Foscari Venezia - Prima guerra mondiale Caporetto - docente Coglitore Mario - partecipante come uditore

Commenti
Posta un commento