Una felicità indipendente

Il Daishonin scrive: «L’ambiente è paragonabile all’ombra e la vita al corpo. Senza il corpo non può esistere l’ombra e senza vita non c’è ambiente» (Sui presagi, RSND, 1, 574).
L’ambiente e gli esseri viventi apparentemente sono due fenomeni separati, per quanto ovviamente si influenzino reciprocamente. Ma di fatto entrambi manifestano la realtà fondamentale della vita: essi sono «due ma non due», cioè nell’essenza sono un’unica cosa. Il Buddismo chiama questo principio “non dualità di vita e ambiente”.
Il significato di questo principio di unicità sta nel fatto che, piuttosto che essere alla mercé del nostro ambiente spesso turbolento e sempre mutevole, noi esseri umani possiamo invece influenzarlo dal nostro interno. Man mano che coltiviamo la nostra natura di Budda, le nostre azioni si accordano sempre più con la nostra saggezza e la nostra compassione più profonde.
La felicità che riusciamo a raggiungere per noi stessi si riverbera nel nostro ambiente.
Questo principio ci insegna a far emergere la nostra innata natura di Budda per costruire interiormente una felicità indistruttibile che prescinda dalle condizioni favorevoli o avverse dell’ambiente in cui viviamo.
NR 658

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