Sopravvivere e combattere a 1.700 metri: il miracolo logistico del Monte Grappa
Quando
pensiamo alla Prima Guerra Mondiale, immaginiamo subito le trincee e
gli assalti. Ma c'è una battaglia altrettanto eroica e spesso
silenziosa che si è combattuta ogni singolo giorno: la battaglia
della logistica.
Dopo
la disfatta di Caporetto nel 1917, il massiccio del Monte Grappa
divenne l'ultimo baluardo tra l'esercito austro-ungarico e la Pianura
Padana. Per difenderlo, non bastavano i soldati: bisognava nutrirli,
armarli, dissetarli e curarli in un ambiente montano ostile, freddo e
privo di risorse.
Come
ha fatto l'Esercito Italiano a sostenere centinaia di migliaia di
uomini lassù? Ecco i pilastri di questo incredibile sforzo
ingegneristico e umano:
La
Strada Cadorna
Costruita
a tempo di record (in soli 3 mesi!) prima ancora dell'emergenza di
Caporetto, fu l'arteria vitale del Grappa. Una strada carrozzabile
che permise ai camion di portare in quota truppe, artiglieria pesante
e rifornimenti, un’impresa titanica per le tecnologie dell'epoca.
Le
Teleferiche: le vere "vene" della montagna
Dove
le strade non potevano arrivare, arrivavano i cavi d'acciaio. Furono
costruiti decine di chilometri di teleferiche che lavoravano giorno e
notte. Salivano cariche di pane, scatolette, munizioni e legna da
ardere; scendevano cariche di feriti, salvando migliaia di vite umane
che non avrebbero retto il trasporto a dorso di mulo.
Il
problema dell'acqua
Il
Grappa è una montagna carsica: l'acqua piovana filtra nel terreno e
non ci sono sorgenti in quota. Bere era un lusso. Furono creati
complessi sistemi di pompaggio dal fondovalle, tubature aggrappate
alla roccia e enormi cisterne segrete scavate all'interno della
montagna per garantire la sopravvivenza delle truppe.
L'eroismo
silenzioso dei Muli
Senza
di loro, la difesa del Grappa sarebbe stata impossibile. I muli
alpini, instancabili e capaci di arrampicarsi sui sentieri più
esposti sotto il fuoco nemico (le famose "mulattiere"),
portavano carichi pesantissimi di artiglieria e rifornimenti fino
alle trincee di prima linea.
La
Galleria Vittorio Emanuele III
Più
che una semplice fortificazione, una vera e propria città
sotterranea. Scavata sotto la cima del monte, lunga oltre 5
chilometri, ospitava cannoni, ma anche camerate, infermerie, depositi
di munizioni e viveri. Un rifugio sicuro e un hub logistico al riparo
dai continui bombardamenti.
Estratto da La Grande guerra nel Nordest università popolare di Mestre

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