San Michele del Carso 26 luglio 1915

Il 26 notte siamo finalmente sul S. Michele del Carso, in prima linea con un buio trasparente che ci permette di considerare il posto assai poco allegro; pare un vasto cimitero dove della terra arida e scura si ergono come lapidi, bizzarre forme di pietra biancastra.
Il silenzio è assoluto per la vicinanza della linea nemica
La trincea veramente non c'è, esiste un muretto a secco con sovrapposti qua e là dei pezzi di lamiera, degli antiporti, imposte, gelosie e coronato di sacchetti a terra.
Cerchiamo un posto dove coricarci e riposare e brancolando mi pare di sentire in un tratto di terreno un po' soffice; depongo lo zaino posatavi la testa mi stendo e tosto mi addormento.
Dormendo all'aperto il risveglio è immediato e totale. Albeggia e, diamine, non mi sbaglio... ho quattro piedi! Balzo a sedere e due piedi mi seguono e due no. Mi alzo, osservo e mi convinco di aver dormito su un morto recentemente mal coperto di terra.
Paolo Cassa 111° fanteria, brigata Piacenza

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