Monte San Michele agosto 1915
Noi occupavamo un costone in declivio, così che i compagni di destra
erano sempre più in alto e quando pioveva, quell'aborto di trincea
che ci ospitava diventava un torrentello con ameno alternasi di
cascatelle e gore a forma di conche e di semicupi che richiedevano un
assiduo lavoro di svuotamento con tutti i vari modi che le
circostanze imponevano.
Con mille accorgimenti cercavamo anche di ripararci un po' dagli
acquazzoni stendendo i teli da tenda che tuttavia diventavano vasche
di acqua che dovevamo vuotare spingendole nel centro, verso l'alto.
Quando poi cessato il diluvio, tornava il sole i più arditi si
stendevano sulle rocce affioranti per asciugarsi i panni, provocando
le proteste dei pavidi che temevano provocassero fucileria da parte
del nemico.
In realtà in certi punti le due linee avversarie erano così vicine
e la nostra così superficiale che ogni nostro movimento era
facilmente avvertito dal nemico che sparava per ammonimento e spesso
per spegnimento.
Capitava di vedere un povero fantaccino solitamente vivace e faceto,
starsene muto e dolente. Poveretto aveva qualche bisogno diremo …
fisiologico cui soddisfare, ma il momento non era adatto.
Per la stessa ragione, la corvè che portava il rancio giungeva solo
la notte e solo col buio si effettuavano i cambi di reparti in linea.
Paolo Cassa 111^ fanteria, brigata Piacenza

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