La vita dopo la morte

Nel momento di transizione dalla vita alla morte la nostra disposizione mentale determina in quale dei dieci mondi entrerà la nostra vita. Quando il nostro essere si fonde con il mondo corrispondente al nostro stato vitale in realtà si fonde con l’intero universo Perciò, quando rinasceremo, potremo manifestarci ovunque, nell’ambiente più consono a noi
IKEDA:
Josei Toda diceva spesso che dopo la morte la nostra vita si fonde con l’universo. Non c’è bisogno di ricorrere all’esistenza dell’anima, è la vita, come entità di corpo e mente, che ritorna all’universo. L’universo stesso è una grande entità vivente, un vasto oceano che dà vita a tutte le cose, le alimenta, sostiene la loro attività e, quando muoiono, le riaccoglie tutte nelle sue braccia così che possano attingere nuova energia.
Esiste un grande oceano pieno di vita, in perenne movimento e trasformazione attraverso il ritmico alternarsi di nascita e morte, e in esso le nostre vite sono come onde: la comparsa di un’onda è vita, la sua scomparsa è morte. Questo ritmo si ripete in eterno. E ciò non vale soltanto per la vita degli esseri umani. Nichiren Daishonin scrisse:
«Cielo e terra, yin e yang, il sole e la luna, i cinque pianeti, i vari mondi da Inferno a Buddità, non sono esenti dai due fenomeni di nascita e morte».
Anche i corpi celesti hanno una durata limitata. Anche la Via Lattea è nata e morirà. È la legge di nascita e morte che lo decreta. Lo stesso vale nel microcosmo, ognuno dei dieci mondi da Inferno a Buddità è soggetto a nascita e morte.
Scrivendo al suo discepolo Nanjo Tokimitsu, a proposito del padre defunto, il Daishonin dichiarò: « Finché era in vita egli era un Budda vivente e ora è un Budda defunto. Si è Budda sia in vita che dopo la morte». L’effetto della Buddità continua anche dopo la morte.
Come possiamo descrivere questa condizione post-mortem di fusione con l’universo? Per cominciare consideriamo il momento di transizione dalla vita alla morte.
B&S n89


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