Il Blocco dopo Caporetto
Siamo
nel novembre del 1917. Dopo la disfatta di Caporetto, l'esercito
italiano ripiega disordinatamente. Serve una linea di difesa. Si
sceglie il Piave.
Ma
a Caposile la guerra è diversa. Non ci sono le rocce del Carso o le
vette delle Dolomiti. Qui c'è il fango. C'è l'acqua salmastra. C'è
la palude.
Caposile
diventa il "cardine" tra la linea del fiume e la difesa
della Laguna Nord. Se gli austro-ungarici passano di qui, Venezia è
perduta.
L'Inferno
di Fango e i "Caimani"
Per
mesi, i nostri soldati e quelli nemici vissero come anfibi. Le
trincee non si potevano scavare (si trovava subito l'acqua), quindi
si costruivano argini di sacchi di sabbia.
È
qui che nasce la leggenda degli Arditi e dei reparti della Marina
(Reggimento San Marco).
È
in queste acque che operavano i famosi "Caimani del Piave":
soldati scelti, armati solo di un pugnale, che nuotavano di notte
attraverso il fiume per sabotare le linee nemiche, coperti di grasso
per resistere al freddo e mimetizzarsi nel buio.
La
Battaglia del Solstizio (Giugno 1918)
Il
momento più critico arrivò nel giugno 1918. Gli austriaci
lanciarono l'offensiva finale. A Caposile lo scontro fu brutale,
corpo a corpo, tra i canneti.
Nonostante
la superiorità numerica nemica e l'uso dei gas tossici, la linea del
Basso Piave NON CEDETTE. Il sacrificio dei "Ragazzi del '99"
in queste paludi fermò l'avanzata verso Mestre e Venezia.
Estratto da La Grande guerra nel Nordest università popolare di Mestre

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