Una lettera alla mamma
Mamma
carissima, ora che ho la comodità, mi accingo a narrare minutamente
e con sincerità gli avvenimenti di quest’ultimi giorni: questa mia
spero verrà a calmare e a cancellare tutte le apprensioni che
eventualmente nutrisse sul mio conto, dopo che ho telegrafato di
essere rimasto ferito. Anzitutto, l’avverto che racconterò le cose
come stanno, senza né esagerare né diminuirle, con la più piena e
schietta verità, e se lei vorrà credermi ogni suo timore
svanirà……Speriamo che la censura non intervenga…………. Il
giorno 10 scorso, per gran tratto della fronte trentina ebbe inizio
il bombardamento per l’azione destinata a farci ritornare in
possesso di quelle posizioni, veri baluardi di resistenza che gli
austriaci conservavano ancora nel nostro territorio dopo la poco
felice offensiva dello scorso anno. Alle sei di mattina s’aperse il
nostro bombardamento, il primo cui io assistetti. Cominciarono i
piccoli calibri a tuonare, le batterie da 75, ma poi man mano i
grossi calibri: i 149, i 152, i280 ei 305. Verso le 8 cominciò la
musica delle bombarde. Erano varie batterie da 240 (parlo di quelle
prossime alla mia trincea) che lanciavano proiettili di ben 87 Kg.
Più oltre c’erano le grosse bombarde da 400 mm, che lanciavano
proiettili di quasi 3 quintali…….Io e il tenente
Vigilanti….eravamo in un posto avanzato ad osservare gli effetti
del bombardamento…Il cielo pieno di ululati, di rombi, di scoppi
assordanti, la trincea nemica sconvolta dall’esplosione, l’aria
piena di fumo, un acre odore di polvere: tutto un insieme grandioso e
terribile nello stesso tempo….Si vedevano le grosse bombarde
partire con enorme rimbombo dalle bocche infocate, salire in alto
come tante frecce lanciate a grandissima velocità, tremolare un
istante immobili per piombare sulle posizioni nemiche e scoppiare con
orrendo schianto. L’effetto di queste bombarde è terribile:
scavano buche larghe qualche metro, nel punto dove cadono tutto
distruggono, tutto disperdono e riducono letteralmente in polvere. La
loro forza di esplosione è tremenda: possono mandare all’inferno
un’intera compagnia se la prendono in pieno. Che dire poi dei
grossi calibri? Si sentono venire da lontano con un ululato speciale
che fa distinguere i più piccoli dai più grossi in modo che chi ne
ha pratica può dire con esattezza di qual calibro sono. Il loro
effetto non si può descrivere: ho visto con i miei occhi, in seguito
allo scoppio di un 280 che è caduto in piena trincea, un austriaco
volare!...Questo bombardamento che è durato molte ore, ha
addirittura cambiato forma al terreno: le posizioni austriache
sembravano senza esagerazione, un campo lavorato; niente alberi,
niente cespugli, niente vegetazione. Si tratta di tonnellate di ferro
e di esplosivi che sono state lanciate in poco tempo. Purtroppo però
gli Austriaci sono poco danneggiati: se ne stavano, durante il
bombardamento, sicuri in caverne solidissime, per balzare fuori al
momento dell’assalto, alle mitragliatrici………Il mio attendente
, un bravissimo giovane, ubbidiente, buono e coraggioso, che faceva
parte della compagnia di assalto, colpito in pieno da un shrapnel è
morto nell’azione del 10. Povero ed eroico Berna! La sera stessa
m’ero recato a cercarlo sotto i reticolati austriaci, ma seppi dopo
che il suo cadavere era stato già ritirato dai nostri………..venne
un ordine dal Colonnello che richiedeva alla nostra compagnia un
ufficiale per porlo a capo della compagnia d’assalto,…. Io,
essendo il più giovane e volontario, mi offersi spontaneamente di
assumere il Comando, e dopo viva insistenza ottenni di andare. Senza
porre tempo in mezzo lasciai allo stesso Giannuzzi il mio portafoglio
con l’indirizzo di casa nell’eventualità di una disgrazia:
abbracciai tutti e mi recai a prendere ordini dal Colonnello. Per
farla breve erano le 9.30 di sera ; io con i miei uomini
attraversammo un tratto battuto, ove molti sono caduti e le granate
fioccavano. Che momenti, cara mamma! Io ormai avevo dato l’addio a
lei, a Gino, a tutti; mi pareva impossibile scampare, ma non mi
sbigottii, no, anzi mi sono accorto come in quei terribili frangenti,
l’uomo che non ha paura, acquista una calma e una freddezza da non
avere idea : la morte fa molto più paura quando è lontana che
quando ci troviamo a faccia a faccia con lei. Proprio al varco aperto
nella trincea, per poter lasciare uscire le fanterie, stava un morto,
e non lui solo purtroppo, a cui ho preso le sue cartucce ed il suo
fucile con la baionetta e sono uscito con gli uomini in mezzo al
fuoco infernale nemico. Anche questa volta un temporale con un grande
acquazzone è venuto ad ostacolare l’aione. E noi per tutta la
notte siamo fra la nostra trincea e quella nemica, sdraiati nel fango
sotto l’imperversare della bufera. Oltre la lotta con l’uomo,
anche quella con gli elementi! È stata una notte terribile : a
intermittenze gli Austriaci lanciavano razzi che illuminavano il
terreno come di giorno. Subito dopo, micidiali scariche di fucileria,
mitragliatrici, shrapnells!.......Verso la mattina è venuto il
momento di andare avanti! Sotto il rinnovato fuoco nemico ci siamo
spinti molto sotto i reticolati, appiattendoci dietro blocchi di
pietra che formavano un riparo abbastanza sicuro. Col sorgere del
giorno è ricominciato l’inferno. Shrapnells, granate, bombe,
fucileria e soprattutto mitragliatrici che facevano un micidiale
fuoco di interdizione. …..uno dei loro proiettili mi ha colpito al
ginocchio attraversando la coscia sinistra un po’ sopra all’osso,
fortunatamente. Già la sera avanti, prim’ancora di uscire dalla
trincea, ero stato contuso al braccio destro da una scheggia in
seguito allo scoppio di un grosso calibro. Alla meglio mi sono
trascinato dietro le rovine di un acquedotto…….con l’aiuto dei
porta feriti, sono giunto al posto di medicazione, da dove sono stato
mandato…….Padova….ho appreso che l’aspirante Giannuzzi, ……era
morto, colpito in pieno da una granata! Vede com’è il destino!
Pareva che io fossi maggiormente esposto al pericolo: lui stando in
trincea è morto, io uscendone sono sempre vivo! Povero Giannuzzi:
……..di appena 19 anni! Ha avuto una gamba troncata e tagliata via
di netto all’altezza della coscia, tutto il petto schiacciato e la
testa fracassata!........Ecco la mia odissea. Ora sono al
convalescenziario di Padova; la mia ferita è quasi
rimarginata………Adesso pongo fine a questa già troppo lunga mia
lettera. Stia tranquilla che fra pochi giorni potrò annunciare di
essere ritornato al mio glorioso ed eroico 22° Fanteria. Preghi
mamma, preghi molto per i poveri caduti! Saluti a tutti
Aff.mo
Rambaldo
Il
Soldato Rambaldo Panicucci morì al fronte il 5 settembre 1917

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