"Il 14 maggio mi trovavo col mio plotone in un posto di seconda linea in mezzo ad un boschetto dove vi era un gruppo di case isolate denominate Case Castelli. Queste si trovavano sulla Costa della Val Terragnolo a qualche centinaio di metri dal fiume omonimo. Dalla parte opposta della valle ma più in alto proprio sotto le pendici del Monte Finocchio stava la nostra prima linea. Quel giorno io ero di guardia in una trincea sulla sinistra delle case a circa 500 metri di distanza. Sin dalle prime ore del mattino l'artiglieria nemica aveva cominciato a bombardare i paesi di Lisi Moschieri e Toldo continuando ininterrottamente quasi tutto il pomeriggio. Alla sera verso le dieci ci venne il cambio della guardia ed io ritornai alle case dove c'era la riserva. Appena giunto trovai il rancio pronto mangiai con appetito e dopo aver fumato una sigaretta e fatto qualche chiacchera coi compagni essendo l'ora tarda ci avviammo a dormire. Era appena mezzanotte che un improvviso allar...
Cadorna, la mattina del 25 ottobre, telegrafava al governo, in via riservata, che: Alcuni reparti del IV corpo abbandonarono posizioni importantissime senza difenderle. La colpa del crollo morale dell’esercito, aggiunse, era responsabilità dei nemici interni e della propaganda pacifista, che il governo di Roma non aveva combattuto adeguatamente così minando la combattività dei soldati. Era l’inizio di una strategia volta a scaricare ogni responsabilità per la sconfitta sui fanti. La mattina del 28 ottobre il bollettino del Comando Supremo, quando furono più chiare le proporzioni del rovescio militare, addossò ufficialmente le responsabilità della disfatta alla mancata resistenza di reparti della II Armata vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico. La pesante accusa, spinse il ministero dell’Interno a fermare la diffusione del bollettino, censurando i giornali che lo avevano pubblicato. All’estero, tuttavia, le accuse di Cadorna ai soldati ebbero diffusi...
" 5 aprile. Ricevo l'ordine di recarmi su M. Broi a q. 1100 (a dare il cambio alle truppe che avevano occupato la quota il giorno 4, n.d.A.). Piove, è buio profondo. Parto. Ci arrampichiamo con le mani (...) su per M. Broi, attraverso rocce e boschi fittissimi. I soldati scivolano, cadono, s'insanguinano le mani. Alle ore 5 arrivo come Dio vuole alla quota. " Mentre il ten. Bongiovanni si apprestava a pernottare nel bosco di acacie sul costone sud-orientale di monte Broi, l'instancabile capitano Baseggio meditava nuovi tentativi d'assalto all'agognata chiesa di S. Osvaldo. " Era in me la volontà inflessibile di conquistarla, dovesse costarmi fino all'ultimo uomo, fino all'ultima cartuccia " scriveva nel 1929 l'ufficiale, involontariamente mostrando, se pur ve ne fosse stato bisogno, in quale considerazione egli tenesse le vite dei soldati a lui affidati. La notte passò insonne, con fanti e volontari impegnati nel consolidamento dell...
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