L’assalto – l’uscita dalla trincea
“Il battaglione era pronto, le
baionette innestate.[…] Non si sentiva un bisbiglio. Si sentivano
muoversi le borracce di cognac. Dalla cintura alla bocca, dalla bocca
alla cintura, dalla cintura alla bocca […] Di tutti i momenti della
guerra, quello precedente all’assalto era il più terribile.
L’assalto! Dove si andava? Si abbandonavano i ripari e si usciva.
Dove? Le mitragliatrici, tutte, sdraiate sul ventre imbottito di
cartucce, ci aspettavano. Chi non ha conosciuto quegli istanti, non
ha conosciuto la guerra […]. Ci buttammo innanzi […] In pochi
secondi tutto il battaglione era di fronte alle trincee nemiche. Che
noi avessimo 1 storia – documenti sulla guerra di trincea gridato o
no, le mitragliatrici nemiche ci attendevano. Appena oltrepassammo
una striscia di terreno roccioso ed incominciammo la discesa verso la
vallata, scoperti, essi aprirono il fuoco. Le nostre grida furono
coperte dalle loro raffiche […]. I soldati colpiti cadevano
pesantemente come se fossero stati precipitati dagli alberi […]. Su
mille uomini di battaglione, pochi restavano in piedi e avanzavano.
Io guardai verso le trincee nemiche. I difensori non erano nascosti
dietro le feritoie. Erano tutti in piedi e si sporgevano oltre la
trincea. Essi si sentivano sicuri […]. Sparavano su di noi,
puntando calmi […]. Noi offrivamo ai tiratori in piedi un bersaglio
compatto”.
Emilio Lussu, Un anno
sull’altipiano, Einaudi, Torino, 1960 (il memoriale è del 1938)

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