La battaglia del Piave

14 giugno 1918, venerdì – Alle 9 di sera lasciamo Carpane. Ci precede nella marcia il 113° Fanteria. Si piglia la via che mana a Castelfranco Veneto (Treviso). La notte si prevede buia: manca la luna. Solo miriadi di stelle brillano nel cielo terso……La marcia incomincia in lieve disordine; poi, man mano che si procede, avviene il distacco di un reparto all’altro, e le interminabili colonne di truppe serpeggiano, nella notte, lungo le strade che menano alla nuova destinazione….E così, tra frizzi e motteggi, risate sonorissime e fragorose, canti regionali patetici e briosi, accompagnati dal passo cadenzato dei fanti e del tintinnio delle gavette malferme, si arriva al bivio di Villa del Conte, ove si sosta per pochi minuti per dare agio ai reparti che vengono da altre direzioni, di mettersi sul nostro cammino……Castel di Godego è in vista……si arriva, si innalzano le tende e si aspetta l’alba senza chiudere occhio.
15, sabato – Imbruniva quando è venuto l’ordine di trasferirci a Fillette (Vicenza)….si rimuovono le tende, si riaffardellano gli zaini e ci si mette di nuovo in marcia…. Man mano che marciavamo, vedevamo il bagliore delle cannonate sul Monte Grappa e sul Col Moschin e poi, avvicinandoci sempre più, udivamo distintamente il rombo dei cannoni. Era uno spettacolo fantasmagorico. Pareva si svolgesse davanti a noi una gara straordinaria di fuochi d’artificio in uno spazio vastissimo. Su tutta la corona dei monti che semi circondano la pianura veneta, il lampeggiare dei proiettili si vedeva……Gli Austriaci ci attaccano nella regione dall’Astico al Brenta. E noi dobbiamo dare il cambio ai reggimenti provati sulla linea del Mussolente.
16, domenica – Il sonno non è stato pacifico, perché molte volte ci è toccato aprire un occhio o due per l’assordante rumore delle cannonate e per qualche bomba lanciata dagli aeroplani nemici…….Un po’ d’acqua è caduta. Aeroplani nostri e nemici volteggiano nel cielo….
17, lunedì – Poco prima dell’alba togliamo il campo. Iniziamo la marcia……il cannoneggiamento continuo dei grossi e piccoli calibri…..non si canta più festosamente, sono canzoni melanconiche…..Siamo a Riese (Treviso).
Si dà l’assalto alle fontane con la borracce e le gavette….anche le osterie vengono prese di mira….a ridosso di un vecchio caseggiato vengono drizzate le tende….
18, martedì - ….Si và verso la guerra…c’incamminiamo per Caselle…Altivole….Montebelluna. Proseguiamo. Passiamo un corso d’acqua su di un ponte improvvisato e c’incamminiamo lungo la via pedemontana del Montello Apprendiamo che davanti a noi, sulla strada Montebelluna-Nervesa, si combatte accanitamente. I nemici sono riusciti a forzare il Piave nell’ansa di Nervese ed hanno invaso il territorio fra Campagnole di Sopra e Castelviero…….siamo di rincalzo. Il 113° Fanteria è già linea e compie il suo dovere. Aeroplani nemici cercano mitragliatrici. Una batteria antiaerea li mantiene in soggezione. Passa tutta una lunga giornata, vivendo nell’ansia continua, ed assistendo alla interminabile sfilata di feriti nostri e prigionieri nemici.
19, mercoledì – Notte calda. Cannoni, mitragliatrici e fucili hanno funzionato ininterrottamente. Anche le bombe a mano hanno fatto sentire il loro caratteristico sibilo. All’alba lasciamo il nostro accampamento, siamo andati incontro al nemico sul tratto di strada Schiavonesca-Bavaria. Prime scaramucce; primo ferito nostro. Sulla nostra sinistra la battaglia infuria. Un altro ferito nostro, poi un altro ancora. Avanziamo e retrocediamo. Attacchi e contrattacchi per tutta la giornata… L’acqua vien giù a catinelle, ma si combatte sempre con esito alternato. E la sfilata continua dei feriti e dei prigionieri.
20, giovedì – Avanziamo sulla strada BavariaSovilla, lungo la pedemontana del Montello. Nella notte abbiamo assediato il castello di Sovilla. Il nemico impiega gas asfissianti e lacrimogeni, obbligando i nostri reparti in linea ad indietreggiare. ….sulle alture di Nervesa, siamo andati due volte all’assalto. Resto ferito lievemente al mento da una baionetta tiratami da un austriaco, il quale in premio al suo eroico atto, è caduto colpito da una fucilata sparatagli a bruciapelo dal soldato Righetti ch’era a me vicino. Con l’iodio arresto il sangue, poi fascio la testa servendomi del pacchetto di medicazioni…..Si battaglia sempre….Acqua e sole; sole e acqua. La battaglia diviene più aspra: i nemici incalzano per aprirsi un varco; noi a formare una salda barriera umana stringendoli sempre più da vicino……Arrivano i rinforzi: sono Brigate di Fanteria e nuove Sezioni di Artiglieria. Oltre cento velivoli volteggiano nel cielo nuvoloso. Molti cadono in fiamme. Si sparge la voce che nella mattinata di ieri il Maggiore Baracca sia precipitato col suo apparecchio fra i nemici. Si teme per la sua sorte. È un valoroso. Al suo attivo ha 34 vittorie aeree.
21, venerdì - …Ordini tassativi di resistere ad oltranza, contrattaccare, non interrompere la continuità delle linea. Attacchi e contrattacchi presso Giavera…Il nemico che finora attaccava in continuazione è stato costretto a passare alla difensiva. Le nostre artiglierie hanno raggiunto quest’oggi una formidabile potenza di fuoco. Il nemico pare voglia abbandonare il campo di battaglia. Su parecchi punti si é ritirato.
22,sabato – Ha piovuto tutta la notte. Il bombardamento continua, sempre intenso. Piccole pattuglie esplorano il terreno facendo prigionieri. Anch’io vi prendo parte….
23, domenica – Il nemico man mano viene ricacciato. Lotta accanita. Accanto ho un soldato ucciso ed alcuni feriti. La scampo per un miracolo….Alle 15.45 arriva l’ordine di espugnare le improvvisate trincee che gli austriaci hanno scavato intorno al caseggiato di Nervesa……Ovunque buche e fosse prodotte dagli scoppi dei proiettili di artiglieria; cadaveri di soldati nostri e di soldati nemici; affusti e cassoni di cannoni sconquassati abbandonati nella fuga disordinata, mitragliatrici con nastri ancora intatti, gavette, tascapani, borracce, pugnali, bombe da mano e mazze ferrate. Che spettacolo! Nei canali, nei fossi, nei viottoli, nei campi, nelle case, migliaia di cadaveri giacciono, macabra testimonianza dell’accanimento inaudito della battaglia. E noi ad incalzare sempre più, e loro a ritirarsi fino al Ponte della Priula……….vediamo altresì che la corrente del fiume, divenuta rossastra, nell’ansa di Nervesa, trasporta al mare uomini vivi ed uccisi, cavalli e muli furenti. Alle 20 e qualche minuto Nervesa è in nostro possesso, dopo di aver battagliato nelle vie, nelle piazze e financo nelle case trasformate dal nemico in tante piccole ridotte. Non una casa si vede in piedi intera. Rovine ovunque…….A noi davanti scorre il Piave….
24, lunedì – Non tutti gli austriaci hanno ripassato il fiume….Lotta di bombe da mano. A corpi a corpi. Inseguimenti. Prigionieri. Restiamo a presidiare il Ponte della Priula…….Mi resta impressa la vista di un austriaco a terra supino: di sopra , bocconi, un fante giovane: tutti e due trafitti dalle proprie baionette.
25, martedì – Lasciamo il Ponte della Priula per recarci all’Abbazia di Nervesa ove rimaniamo di rincalzo…………….
Dalle pagine di un diario di Antonio Majolo Ricci


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