Il saccheggio
Un
bambino di 8 anni non può dimenticare lo sradicamento da casa e la
presenza di un esercito nemico nelle strade di casa
Compiuti
sei anni cominciarono le mie fatiche. Al mattino presto dovevo fare
con la gerla piena di letame, due viaggi nel mio campo, 400 metri
distante da casa. Prendevo una scodella di latte e polenta e poi via
a scuola.
Di
intelligenza poco brillante e poco assistito dai miei genitori, ero
degli ultimi della classe. Con di più, a scuola il maestro metteva i
più bravi in prima fila e me in fondo alla classe. Fini la scuola
con la terza elementare e con poca istruzione nella testa.
Nel
1917, si era in guerra con l'Austria e il fronte era distante solo
qualche decina di chilometri. Il 2 novembre, da Tolmezzo cominciò a
tuonare il cannone e qualche granata arrivò anche al nostro paese.
Erano i tedeschi, che dopo aver rotto il fronte, cercavano di
oltrepassare il ponte sul Tagliamento.
Venne
la sera, era il giorno dei morti ed io e un mio compagno, giocavamo
dietro alla casa quando vedemmo dei conigli darsi alla fuga
precipitosa. Io e il mio amico cercammo di prenderli, ma purtroppo
quelli furono più svelti di noi. Ritornato a casa seppi che i
conigli li aveva lasciati liberi mio papà che, avendo preso la
decisione di allontanarsi dal paese, aveva pensato bene di dare loro
la libertà.
Avendo
in paese deciso di scappare davanti ai tedeschi che avanzavano, mia
mamma mi caricò sulle spalle una gerla piena di castagne cotte e
assieme ad altri vicini, ognuno con un pacco di mangiativa ci
avviammo verso le montagne. Verso mezzanotte, vista una stalla vuota
decidemmo di pernottare. Si dormì male e con molto freddo. Al
mattino si proseguì fino al canale di San Francesco, un paesetto di
poche case. Di lì non si poteva più andare avanti. L'esercito
italiano aveva attestato le prime linee proprio di fronte a noi.
Dopo
poche ore arrivarono i tedeschi e a duecento metri da noi si
scontrarono in un combattimento molto vivace con gli italiani. I
nostri erano in minoranza e in breve tempo i tedeschi poterono
passare oltre. Noi durante questa scaramuccia si era chiusi con molta
paura nelle case. Per fortuna la sparatoria durò poche ore.
Passato
il pericolo, con i tedeschi in casa nostra, decidemmo di ritornare al
paese. Strada facendo si incontravano spesso delle carcasse di
animali mezze macellate. Era una strage di vacche. I tedeschi avevano
fatto piazza pulita di tutto ciò che era sulla loro strada. Arrivati
a casa trovammo tutto sottosopra: era stato un saccheggio bestiale.
Di vacche, galline, conigli non c'era neanche una traccia.
Per
fortuna durante il ritorno avevo visto su una collina una capra che
brucava l'erba, di corsa l'avevo raggiunta, le avevo messo una corda
e l'avevo portata a casa. Questa capra da latte era tutto ciò che si
possedeva di animali.
Si
ricominciò a vivere miseramente. A piedi, sul carretto si arrivava
fino in Friuli (50 km) per portare a casa del granoturco e tutto ciò
che si poteva trovare. Mio padre era molto preoccupato perché oltre
che toccava cercare il companatico al mercato nero, c'era anche la
svaluta della lira. Si passò un periodo di tempo con molta miseria.
Gaetano
Marzona, civile
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