Il rancio
“Spesso il rancio non arrivava
puntualmente perché gli addetti che dovevano rifornire le prime
linee venivano dalle retrovie dove si trovavano le cucine da campo.
Per arrivare fino a noi spesso dovevano correre in campo aperto e
venivano quindi presi di mira dai cecchini. Molte volte venivano
feriti o peggio rimanevano uccisi. Non si poteva quindi correre il
rischio di perdere il rancio e soprattutto il vivandiere addetto.
Così si saltava spesso il pasto e non c’era niente da fare.
Bisognava soltanto aspettare con pazienza il prossimo turno di rancio
e sperare che andasse meglio. Si rischiava di rimanere anche per
giorni interi senza mangiare. In guerra dovevamo sempre arrangiarci
per sopravvivere. Se non era per le cannonate, era per procurarci
qualcosa da mangiare”. Curiosità… Il termine “cecchino”.
Il termine nasce proprio durante
la Grande guerra per indicare i tiratori scelti austriaci. La parola
deriva dal soprannome dato all’imperatore austriaco Francesco
Giuseppe, per gli italiani “Cecco Beppe”.
Carlo Orelli, soldato
semplice, brigata Siena.

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