Il Buddismo è intrinsecamente rivoluzionario.
È
un ritorno al nostro stato più naturale e allo stesso tempo un
drastico cambiamento.
Per
citare Nichiren:
«Si
verifica sempre qualcosa fuori dal comune all’alzarsi e
all’abbassarsi delle maree, al comparire e scomparire della luna,
al passaggio dalla primavera all’estate, dall’estate
all’autunno e all’inverno; lo stesso avviene quando una
persona comune consegue la Buddità»
(I
tre ostacoli e i quattro demoni, RSND, 1, 568; cfr. SND, 4, 128).
L’espressione
“rivoluzione umana” fu resa famosa dal presidente Toda.
È
un modo di esprimere il concetto di Illuminazione con un linguaggio
contemporaneo.
Nel
Buddismo di Nichiren l’Illuminazione ha sempre un impatto
sulla società. Attraverso un’intima trasformazione spirituale
gli individui possono risvegliarsi a un’autentica comprensione
della sacralità della vita.
Ciò
si oppone al disprezzo e alla sfiducia nei confronti della vita
che sono alla radice di tutto il male della società moderna.
Questo
cambiamento interiore è quindi la base per realizzare sia la
felicità individuale sia una società pacifica.
Di
nuovo, nel Buddismo di Nichiren le due cose non sono mai
separate.
Dal
punto di vista dell’individuo, Josei Toda la spiegava così:
«La
rivoluzione umana non è qualcosa di speciale o fuori
dell’ordinario.
È
semplice come, per esempio, per una persona pigra e indolente
diventare entusiasta e impegnata, o per uno senza amore per la
cultura iniziare a impegnarsi nello studio, o per una persona
che ha lottato contro la povertà diventare economicamente
stabile e benestante.
La
rivoluzione umana è il cambiamento dell’orientamento di base
della vita di una persona, e a renderlo possibile è la
trasformazione della consapevolezza attivata dalla pratica
buddista».
Tratto
da : Buddismo e Società n° 133 Marzo-Aprile 2009

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